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Archive for the ‘quelle giornatine un pò così’ Category

in-fila

Travolta da un’insana quanto mai insolita vena di masochismo post estivo, decido questa mattina di recarmi a sbrigare alcune faccenduole extra lavorative e non.

Molto bene. Veri gud.

Ho in programma una selezionatissima lista di simpatiche “rotture di coglioni” che da tempo accumulo, cercando diligentemente di ignorare.
Vado ad elencare:

– prima cosa la mattina: appuntamento in cantiere con operai per impostare un nuovo lavoro.

E lì ciò avuto una gran botta di chiulo poiché il cantiere si trova esattamente nel palazzo accanto al mio. Si. Lo so. Mi faccio schifo da sola. Grazie.

– seconda cosa la mattina: reperire informazioni presso la palestra comunale vicino casa. Unico esempio di ciò che di più simile ad una palestra si possa trovare nel raggio di 30 chilometri dal mio nuovo appartamento. Ovviamente, essendo comunale, bisogna andare la mattina presto per prendere il numerino.

– terza cosa la mattina: avventurarmi nella notoria giungla tropicale (che raccoglie esempi di fauna sconosciuta ai più) che è l’Ufficio Anagrafe Centrale di Roma – Primo Municipio.

Se non ci siete mai stati:

primo – non vi lamentate mai più di fare file in un qualsiasi ufficio di un qualsiasi luogo appartenente al nostro sistema stellare.

secondo – siete dei dilettanti delle code e probabilmente avete avuto un’infanzia infelice. Vergognatevi.

terzo – non potete capire. Smettete di leggere qui.

Missione: cambio di residenza (e qui aggiungerei questa musica di sottofondo).

– quarta cosa la mattina: già che ormai ho il cilicio in mano per iniziare ad autoflagellarmi, mentre faccio la fila per il cambio di residenza, penso bene di approfittare e richiedere la nuova carta di identità che ho smarrito ormai da decenni.

Ok.

La prima cosa la sbrigo in fretta. Alle 8 in punto devo vedere il mio fido collaboratore che ormai dopo anni di esperienza capisce tutto al volo. Cioè capisce che non ciò voglia di fare un cavolo e che le rogne le passo tutte a lui.

Tutto chiaro?!

La seconda cosa comincia ad insinuare nella mia mattinata un sospetto di complicazione.
Arrivo bel bella verso le 9:10.
Penso chiaramente di essere una gran figa (nonchè oltremodo scaltra) perchè sto lì prima dell’apertura della segreteria che avverrà dopo venti minuti.

Senzaltro.

Trovo una fila di assatanati di ogni età e provenienti da ogni dove, che mi si allinea di fronte allo sportello, mi gira intorno alla colonna, mi scende le scale, mi esce dal palazzo, mi svolta l’isolato, mi attraversa la piazza, mi incrocia un tronco d’albero.

Sono nascosta quindi mi metto a piangere.

Dopo signora settantenne che doveva iscrivere figlia, nipoti, sorella e tutto il cucuzzaro;
dopo manager in giacca e cravatta incazzato che è lì per il figlio lanciando accidenti alla moglie che gli ha passato la pratica;
dopo casalinga cicciotta che si iscrive ad ogni possibile attività motoria perchè quest’anno ha deciso che ‘sti chili di troppo li butta giù di sicuro;
arrivo io.
E’ il mio turno finalmente! Tocca a me!

E lì, dietro al tronco mi posiziono io.

Salve, vorrei fare un’iscrizione. Stavo leggendo la brochure e vedo che c’è un pacchetto mensile per una serie di attività”.

“Si, signora. Può scegliere fra Pilates, Total Gym, Tiji-quan, spinning, oppure total body. Ne può selezionare due. Quale preferisce?”

“Ma come? Si deve scegliere?! Non posso iscrivermi in generale e poi fare ciò che capita?”

No signora. Deve scegliere. Quale preferisce?”

Panico assoluto.

Vuoto pneumatico nella mente.

Cazzo a questa domanda non ero affatto preparata.

Penso: invece di piangere dovevo ripassare.

“Ehm! Scusi signora”, prendo tempo come durante le interrogazioni a scuola.

“Dunque, sarei interessata a pilates e Tiji-quan”, rispondo. Tié !

“No. Guardi. Pilates e Taiji-quan non fanno parte dello stesso pacchetto.

Se Fa Pilates può fare Total Gym oppure Total Body.

Se sceglie Taiji-quan può abbinarci total body oppure spinning

Poi, se per caso invece preferisce, c’è la novità di quest’anno che è il Corpo Libero Esteso al quale può abbinare Total Gym oppure Taiji-quan. Ma solo a  giorni alterni”.

Io pallida.

“Ehm! Guardi, magari…alllora…ci penso un attimo su e torno domani”.

Mi sento di aver preso un bel 4 all’interrogazione. Sono umiliata.

“Magari oggi potrei giusto iscrivere mio marito a nuoto?”

“Si certo. Che orario?” Che fa la stronza? Provoca? Vuole mettermi in difficoltà.

Ma questa la so e con sguardo provocatorio rilancio tronfia:

“Il martedi e il giovedi alle 10:00. Segni. Segni pure”. ribatto soddisfatta soffiandomi sulle unghie e strofinandole sul bavero della giacca.

“Bene. Mi dia il certificato medico”.

_…_

“Certificato medico?! Ma non posso intanto iscriverlo e pagare; così conservo il posto. Prima dell’inizio dei corsi porterò il certificato”.

“No signora. Non posso procedere. Deve tornare con il certificato medico e solo allora potrò iscrivere suo marito.Sempre se ci saranno ancora posti disponibili”.

Colpita e affondata.

…to be continued…

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6a00d8357f777769e200e552d862278834-800wiFila al supermercato.

Domenica mattina.

Afa bestiale.

Capelli umidi, sudaticci e pelle appiccicosa.

Una di quelle sensazioni che hai quando sei su una nave  in mezzo all’Oceano Pacifico per dieci giorni di fila.

Peccato però che sono in una Roma rovente a combattere contro il sanpietrino infuocato da un sole impietoso.

Meno male che nel supermercato c’è l’aria condizionata a palla.

Un sollievo.

E’ quasi un’esperienza mistica.

Pensa un po’ come sto messa.

Cerco la lista.

Ovviamente dimenticata a casa.

Mi rassegno e comincio a vagare.

Mi barcameno fra scaffali e aree frigo, cercando di mettere insieme quello che mi serve.

Carico finalmente  il carrello e arranco verso la fila alla cassa.

Dietro di me un signore sulla settanticinquina.

Se vuole può passare avanti. Gli dico sorridente con la gentilezza ed il rispetto dovuti alle persone anziane.

Lui manco mi guarda e mi scavalca.

La signorina della cassa comincia a far passare la sua spesa sul lettore prezzi:

Biiip-latte; biiip-birra (ah! Il signore sbevazza); biip-uova; biip-balsamo (ma se cià tre capelli in testa!); biip-bloccoaquadretti; biip-limoncellodellacostiera (aridaje! Questo è alcolizzato).

Lui improvvisamente  pontifica con voce tonante rivolto alla cassiera:

“Quando te vedo la mattina penso: ammazza quanto sei brutta”.

Mi giro basita verso i due.

Lei, la santa donna che non sarà Sharon Stone in Basic Instinct ma che brutta non è affatto, con tanta, tanta pazienza, se lo guarda impassibile e sputa un altro biiiiip-cetrioli.

Il sensore prezzi  si è istantaneamente trasformato in una pistola lanciafiamme che con veemenza spara biiip-acqua, biiiip-pomodori, biiiiiiiiip-patatinepai.

Ma come mai sei così cattivo questa mattina Alvaro? Dovresti essere contento. Ti fanno pure passare avanti alla fila“, fa lei a lui.

Si. E magari sarebbe gentile se ringraziasse, intervengo piccata:

Lui mi scruta dal basso verso l’alto e replica:

“Alla signorina la ringrazio si. E je do pure un bacio“.

Me lo guardo ormai irrecuperabilmente indispettita, con aria di sfida.

Cerco gli occhi della cassiera, conidividendo uno di quei rari momenti di solidarietà femminile che non si scordano facilmente nella vita.

Poi rispondo decisa:

“No, davvero.

Un grazie sarebbe più che sufficiente.

Biiiiiip!!”.

Lo so. Non avrei dovuto farlo, ma confesso: mi ha dato tanta soddisfazione.

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3718991556_b2321d7509Oggi più o meno il mio umore suona

così


ps: ho reso l’idea? A voi capita mai?

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estate-romanaQuando fa tanto caldo, Roma è ormai semi vuota  e uno non sa proprio come ammazzare il tempo la sera, secondo voi che fa?

Gli altri non so.

Ma noi di Eppifemili (che siamo una cifra creativi) ce la spassiamo al pronto soccorso.

Eh si!

Per la serie “Ciarifanno“, proseguono le avventure di “Eppifemili Vs. il sistema sanitario nazionale”.

Anche detta “Estate Romana”.

Il clou dei nostri eventi mondani si svolge generalmente fra le due ore di ibernazione in sala d’attesa per l’accettazione e  le successive due ore sul lettino con la flebo accanto.

Fatto sta che ieri il povero Homo ha avuto di nuovo forti dolori alla schiena e io, vista la mia totale impotenza di fronte alla situazione, ho pensato bene di chiamare il 118 e farlo portare all’ospedale.

Ci siamo fatti un bel giretto panoramico in ambulanza (per noi il primo in assoluto).

Esperienza interessante che ci ha dato modo di vedere Roma by night decisamente con una diversa prospettiva.

Arriviamo al pronto soccorso.

Un altro questa volta perchè mica siamo ripetitivi noi!

Io ovviamente a quel punto mi aspetto, ANZI PRETENDO che arrivi Doctor George Clooney in persona ad accoglierci.

Cazzo! Almeno un lato positvo ci deve essere.

Peccato che mi ritrovo davanti Danny de Vito  che dal suo metro e cinquanta (suole di scarpe comprese) ci annuncia che:

la terapia fatta finora è tutta sbagliata;

che non è servita a niente la somministrazione dei farmaci;

che ora gli fanno un forte antidolorifico e che ha solo bisogno di massaggi in quanto trattasi di una brutta contrattura muscolare;

last but not least, che me lo fanno riportare a casa in un paio d’ore.

Tuttapposto.

Alle ore 3 del mattino sono ancora in sala di attesa e nel frattempo ho il piacere di fare la conoscenze nell’ordine di:

– signore pugliese di 88 anni che orbita nelle sale d’attesa dalle ore 17:45 con un sospetto mal di pancia; è in attesa che qualcuno lo assista. Ma dato che ha tutta l’aria di non passarsela proprio male, i dottori continuano ad ignorarlo. Anche lui evidentemente ama L’Estate Romana.

– professore universitario con enormi scarpe nere a forma di palla di modello non precedentemente catalogato, accompagnato da figlio. Lui si, fico.

– ragazza con coliche renali dagli occhi sorridenti che da 4 ore attende il risultato delle analisi del sangue e alla quale  è stato appena diagnosticato di essere semplicemente… piena di feci. Poi dice che il sistema sanitario italiano non funziona.

Insomma dicevo alle 3 passate del mattino vedo in lontananza come un miraggio.

Ma si! E’ Homo (entrato in barella) che esce dalla sala sui suoi piedi e piuttosto in forma.

In realtà pare che si sia fatto 3 canne consecutive di quella buona. Ma deve essere l’effetto dell’antidolorifico.

Pare che la nuova terapia (giusta stavolta) sarà risolutiva e sta gia producendo i suoi effetti.

In quel momento penso che forse quella sarebbe stata l’ultima notte al pronto soccorso per un bel pezzo.

Ma quello che non so è che non sono l’unica persona che ha elucubrato riflessioni lamentose nelle precendenti 4 ore.

Mentre imbocchiamo il corridoio, quando già posso vedere la porta di uscita dell’ospedale, compare un’infermiera arruffata e affaticata sulla quarantina che trascina un lettino sul quale giace una signora strombazzante.

Mi guarda e, con voce che rimbomba in tutti i corridoi ormai semideserti, fa:

“Me vojo fa’ trasferì al reparto rianimazione. Almeno quelli non parlano”.

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noia

Ero pronta, con la testa che mirava il muro per iniziare a dare una serie di capocciate di disperazione dovute allo stress, alla noia, al caldo, al ritiro in casa forzato per assistere il povero Homo incriccato, QUANDO il mio angelo custode Master mi chiama e mi dice che passerà in serata per portarmi fuori a prendere un aperitivo e poi dirottare verso casa per cenare tutti insieme.

Si presenta alle 9.

Lo saluto mentre mi si illuminano gli occhi.

Se si considera che la vita sociale di Eppifemili in questi giorni raggiunge il picco massimo alle 10:30 quando l’infermiera viene a fare le punture a Homo, si può ben intuire il mio stato d’animo nel vedere una faccia amica.

Sto per chiudere la porta di casa ma lui mi fa:

Aspetta che C. sta salendo le scale“.

“Come C.?! Ma non era a casa con un piede ingessato?!”

“Si. Infatti è con le stampelle, ma ora riesce a camminare. Me lo so’ caricato sulla vespa e te l’ho portato”.

C. arriva sulla soglia con stampelle, pedalo tribanda bianco RIGOROSAMENTE SENZA SCARPA e incarnato pallido.

Si sbraca sul divano proprio accanto a Homo che giace ancora semi-immobile e dolorante.

Io e Master decidiamo di scendere per prendere delle pizze e lasciamo i due infermi in casa.

Tanto do’ vanno conciati così?

“Ok ragazzi. Io non mi porto nulla. Neanche le chiavi. Tanto mi aprite voi.”

Appena finito di pronunciare queste parole, mi giro e guardo la scena: uno sdraiato supino sul divano con un milione di cuscini a sostenere muscoli doloranti.

L’altro seduto con una gamba alzata poggiata sul tavolo e le stampelle accanto, manco fossero le sue migliori amiche.

Per la serie: “scene che non avremmo mai voluto vedere: immobilità assoluta la vendetta“.

Mi rendo conto di avere appena detto una cazzata:

“Come non detto. Le chiavi me le porto dietro”.

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emergency_3Continuano le tragicomiche avventure di Eppifemili.

Ieri ci hanno visti protagonisti di una fantomatica nottata.

Homo colpito da un improvviso quanto lancinante dolore alla schiena.

Decidiamo: destinazione pronto soccorso.

In questo strano movimento di cose e persone, Eppi-dog ci guarda basita.

Secondo me pensa con l’unico neurone che le gravita nel micro cervello, che stiamo cercando la sua palletta defunta.

Usciamo barcollanti.

Carico Homo sul maggiolone blu elettrico del ’72 che è parcheggiato sotto casa.

Già a quel punto sembriamo Totò e Peppino.

Arrivo sgommando all’ospedale.

Il tizio della guardiola mi scruta.

Guarda Homo ricoperto di tatuaggi e coi capelli lunghi.

Poi guarda la macchina che pare uscita da un film anni 70.

Poi, splendido, mi fa:

“Scusi! Dove crede di andare lei? Mica c’è una festa qui!“.

Senta, mio marito non può muoversi. Lo devo portare al pronto soccorso. E’ urgente“.

Mi scruta di nuovo con l’aria di chi sa che sto dicendo una cazzata, ma mi lascia passare e pontifica:

“Lo scarichi e poi parcheggi la macchina fuori”. Ma che è una cassetta di zucchine?! Stiamo forse ai mercati generali?

Eseguo e riparto di corsa.

Ovviamente le probabilità di trovare un parcheggio di domenica notte a Trastevere sono pari allo 0,00000001 %.

Ne deduco che faccio prima a riportarla sotto casa (a pochi passi per fortuna) nella speranza di trovare quello che ho appena lasciato.

E infatti lo ritrovo.

Che culo.

Riparto di corsa alla volta del pronto soccorso, questa volta a piedi.

La cameriera amica del ristorante sotto casa mi vede, mi  saluta e poi mi da il colpo di grazia dicendomi:

“Bella lei! Io lavoro e lei se va a divertì!”.

Che amica.

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paint_0Credeteci o no.

Scommetteteci o no.

Ma ve lo dico: ormai viviamo quasi in una casa normale.

La novità della settimana è che (tenetevi forte) abbiamo un letto!

Si perchè è vero che avevo fatto l’affarone del secolo dal rigattiere (il Conte di Fersen de Noantri per chi ricorderà) accaparrandomi un fantastico letto vintage, ma è anche vero che al suddetto letto mancava la struttura con le doghe.

Conseguenza: abbiamo dormito per due settimane con i materassi a terra ma insieme ad una meravigliosa spalliera stile Maria Antonietta e un fantastico mal di schiena.

Che stile!

Certo coi materassi sbattuti per terra, tutto sembravo tranne che la regina di Francia. Direi anzi che assomigliavo più che altro a Cenerentola.

Ma prima della zucca trasformata in carrozza.

O, ancor peggio, ero tutta Jessica Fletcher quando si sveglia la mattina a Cabott Cove.

Ma ora abbiamo compiuto grandi passi in avanti: abbiamo acquistato la parte mancante del letto.

Abbiamo spacchettato gran parte degli scatoloni; abbiamo liberato aree sconosciute della casa dove regnava incontrastato il fantastico mondo di Quark; abbiamo concentrato gli ultimi rimasugli di disorganizzazione in un angolo, in modo da non dare troppo nell’occhio.

E per finire, con mia grande soddisfazione abbiamo preso una sofferta e discussa decisione: dipingere o meno l’armadio della camera da letto.

E’ stato deciso per un fantastico “verde relax” che richiamasse il colore della  testiera del letto.

Dopo una tavola rotonda con Homo, mazzetta dei colori e caffé in mano, vado a comprare le vernici della tonalità prescelta.

Non sapevo dell’esistenza di ben 578 tonalità diverse di verde.

Mi apparecchio manco fossi il capo cantiere del nuovo stadio di Hong Kong, preparo i pennelli e studio le istruzioni per la diulizione del composto.

Ho deciso che me ne occuperò io. Solo io. Non voglio interferenze da parte di nessuno poichè “sono esperta”  e queste cose mi danno tanta soddisfazione.

Mi confronto con aria di sfida con l’immensa parete candida.

Michelangelo davanti alla Cappella Sistina era sicuramente meno motivato di me.

Ho con me i miei amici scala, bandana e ventilatore.

Sono armata di buoni propositi e di una determinazione senza precedenti.

Tempo 4 ore, finisco il capolavoro.

Ho i capelli verdi e il viso a pois.

Ma questo non è che un dettaglio.

Mi guardo il mio armadio “nuovo” da lontano.

Lo rimiro. Lo amo.

Suona Master che passa casualmente in zona.

Entra in camera per salutarmi, guarda la mia opera e fa:

“Ah che bello! Avete fatto l’armadio verde pisello!”

Voglio ucciderlo in questo istante ma poi penso che forse è daltonico.

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