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Archive for the ‘quisquilie’ Category

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Vi ricordate per caso di S., l’ amica di cui ho ripetutamente parlato QUI ?

Quella che, essendo single, è una divoratrice assatanata di mondanità ed appuntamenti?

Beh! Magari a voi non interesserà, ma fatto sta che S. è appena tornata dalle vacanze.

S. è andata in Grecia.

Su un’isola fantastica che chiameremo Oskiolampapopulus.

S. si è divertita un sacco a Oskiolampapopulus e, durante la prima telefonata di aggiornamento, mi ha descritto a grandi linee l’andamento delle sue ferie appena concluse.

“Ciao Eppi, tesoro! Come stai?”

“Bene grazie. E tu cara? Quando sei tornata?”

Da un paio di giorni. Sono stata in Gracia, a Oskiolampapopulus. Cioà… non puoi capire. Un posto intergalattico.

Un mare dapaura. Eppoi una vita molto soft.

Cioà, davvero.

Con le mie amiche abbiamo passato fantassici giorni di relax, in una

locasciòn mooooolto cuul.

Questa volta gniante nait cleb. Gniante vita mondana.

Sono stata veramente alla grande”. A quel punto sono tentata di chiederle le prove inconfutabili, perchè mica ci credo tanto.

“Ne sono felice”. Magari per una volta si è redenta.

“Si. Guarda. Ho capito un sacco di cose”. E lì comincio seriamente a tremare.

Abbiamo fatto davvero una vita semplice, lontano da questa società moderna del cavolo. Oddio, che fa?! Me la butta sul sociale?!

“Al giorno d’oggi siamo abbituati a ‘sto consumismo, ‘na cifra di condizionamenti. Lì invece gniante: mare, sole, riposo”. Prosegue convinta, manco fosse andata in Papua Nuova Guinea.

E comunque per la cronaca, si. L’ha buttata sul sociale.

“A davvero?”, incalzo io basita.

“Si guarda. Tiggiuro! An certo punto ho detto allamiche mie:

Oh! Lasciatemi qui.

In fondo, i vestiti ce li ho per un anno;

le scarpe pure;

i costumi mi bastano per due anni.

Stoappostocosì. Sto”.

Mi rendo conto che, a quel punto, di fronte al problema del luk,  la questione sociale  non poteva che andare decisamente a farsi fottere.

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grocery_list_cFacciamo un piccolo passo indietro.

Alcuni giorni prima di partire, quando era ancora bloccato a letto per il mal di schiena, Homo mi chiede, vedendo che sto per uscire, di comprargli un paio di cosette.

Alcune per l’imminente partenza.

Altre semplicemente per ammazzare il tempo dalla sua postazione “inchiodata al letto” (della serie “Homo non deve morire”).

Mi porge dunque un fogliettino ben scritto ed ordinato con la lista della spesa.

Vado a riportare ciò che elencava:

– due scatole di Toradol (antinfiammatorio: logico).

– due di Omeprazene (gastroprotettore: scontato).

– tre scatole di Bentelan da 1 mg (cortisone: indispensabile).

– un pacchetto di siringhe da 2 ml (ovvie).

– due confezioni di Vigorsol (oneste).

– un barattolo di yogurt alla banana (rinfrescante).

– Playboy (?@?!!?@).

…Ma uno normale no eh?!?

ps: i commenti fateli voi che io ancora rido.

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infermieraEbbene si. Dopo giorni e giorni di sedute psicologiche preparatorie, nonchè osservazioni attente dell’operato della signora Sofia  venuta  puntuale a casa a bucherellare il posteriore di Homo per 5 giorni…

ME SO’ LANCIATA.

O meglio, ho lanciato.

L’ago.

Proprio lì, dove generalmente non batte il sole.

Ma dove ora  batte una cifra  il nervo sciatico.

Dentro il mio cervello mi sono ripetuta venti volte la sequenza delle cose da fare.

La fronte imperlata di sudore, ho visto avvicinarsi il momento.

Ho caricato la siringa. Allontanato la mano.

Ho mirato con attenzione.

Velocemente la pelle di Homo si è avvicinata come in uno zoom al microscopio.

Più vicina.

Più vicina.

ZAC.

Fatta.

Per poco non sono svenuta.

Fortunatamente ciò che mi ha impedito di apparecchiarmi ai piedi del letto è stata la voce del mio medico curante al quale avevo chiesto il giorno prima:

“Scusa ma alla peggio, cioè se sbaglio, che succede?”.

Già immaginavo un’emorragia, un’embolo, un disastro insomma.

Mi vedevo vedova inconsolabile vestita di nero con impermeabilino lucido anni settanta e scarpe scamosciate nere con zeppa.

(E che cazzo! Quando una cià classe, cià classe sempre no?!)

Il dottore mi ha guardato e placido mi ha risposto:

.
“E che je succede? Je viene er bozzo!”.


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3718991556_b2321d7509Oggi più o meno il mio umore suona

così


ps: ho reso l’idea? A voi capita mai?

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Svuota chettirisvuota,

cerca chettiricerca,

scova chettiriscova,

mi imbatto in una visione fantastica.

Dietro un mucchio di cianfrusaglie, in fondo all’ultimo pensile della cucina, sotterrata da uno strato di polvere e frustrazione, ecco che ritrovo lei:  la mitica, indimenticabile gelatiera.

La gelatiera è quella macchina con cui la sottoscritta (golosa ai limiti della decenza) si deliziava finchè abitava in questa magione, producendo tonnellate di gelato multigusto per sé e per gli amici di sventura.

La vedo.

La amo.

Fa un caldo pazzesco fuori.

Tiro fuori la veneranda e fedele macchina.

Inserisco la spina e la accendo per vedere se è ancora in vita.

Il suono familiare del suo motore e della pala che gira mi rapisce come una sinfonia di Bach.

Mi abbandono ai ricoldi morbidi e filanti di un gelato estivo appena fatto di qualche anno prima.

Alle cene accaldate dei tempi della mia adolescenza.

Inseguo le mie papille gustative impazzite, manco fossero quelle di Eppi-dog di fronte a una zucchina bollita puzzolente.

Decido.

Abbandono tutto.

Scendo al bar e acquisto il necessario.

Un’ora dopo ero di fronte ad un chilo di gelato filante appena fatto con tutta l’intenzione di mangiarmelo tutto di fronte alla tv.

Eccheccazzo!
Quando ce vo’, ce vo’ !

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barbie-boa-rossoIeri sera bel, belle io e Eppi-dog ci prepariamo, acconciamo, sistemiamo, rassettiamo per andare a raccattare il “nostro” all’areoporto.

Dopo 3 giorni di assenza (sua) e di impacchettamenti (nostri) il mio sex appeal, in una scala da uno a dieci, poteva equivalere a due e tre quarti scarsino. Grazie.

Quindi potrete capire i lavori di restauro che ho dovuto metter su prima di uscire.

Robba che manco la Cappella Sistina!

Oltre tutto, ovviamente, quasi tutti i necessari strumenti di bellezza si trovano ormai sepolti e sigillati sotto montagne di scatoloni, irraggiungibili se non con una gru modello cantieri per grandi opere nazionali.

Dopo tutta ‘sta fatica, è ora di uscire.

Da fuori si sentono lampi fragorosi.

Eh già! Dimenticavo che ormai Roma si è praticamente trasferita ai Caraibi e non passa pomeriggio senza un signor nubifragio.

L’umidità è al 300% e i miei capelli, manco salgo in macchina, che si trasformano in un covone di paglia.

Nel viaggio scoppia l’Uragano Katrina. Viene giù di tutto: grandine, pioggia, imprecazioni.

Ovviamente sono in ritardo e il traffico da ponte estivo che si materializza lungo la strada, non aiuta. La situazione è sotto controllo.

Senzaltro.

Arriviamo finalmente.

Homo è lì da un’ora che aspetta.

Esco dalla macchina, madida di sudore, appiccicaticcia, col mascara colato e i capelli arruffati tipo barboncino Billy.

Lui mi guarda, mi bacia e mi fa: “Come sei bella”.

Devo proprio essergli mancata.

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VisualPackingIeri ho cominciato a fare i pacchi del trasloco.

E’ incredibile come, anche solo in un anno di vita (tanto è che siamo in questa casa), si siano accumulate cose, ricordi e storie completamente alla rinfusa.

Sarà un segno?

Decido di cominciare dal mobile più antipatico da svuotare: il cassettone del soggiorno (antico pezzo di famiglia di Homo, ovvero il ricettacolo dove ogni schifezza che circola per casa va a finire in una situazione di assoluta promisquità).

Bene. Proseguiamo.

Con lo spirito di Indiana Jones che esplora il Tempio Maledetto, mi accingo a dare inizio all’impresa.

Nei suddetti cassetti  reperisco nell’ordine:

– N.2 micro calze della befana nere piene di sabbia (!) regalataci dalla mia mamma in ricordo degli infantili tempi che furono. Ovvero come traumatizzare eventualmente un poppante con una calza modello “Tim Burton”.

– N.2 tessere elettorali mia e di Homo: cercate invano per ore rivoltando casa qualche settimana fa.  Dopo che, sotto un caldo torrido, ci siamo attraversati Roma per farle rifare, con naturalezza estrema, le impavide, riemergono. Stronzissime!

-N.1  pallina blu di eppi-dog: lei, quella storica. La pallina smangiucchiata che ha ormai una puzza tra il pesce marcio e le superga dell’85, ma senza la quale il suddetto cane non puo’ assolutamente sopravvivere.

– N.1 foto di me sedicenne con nientepopodimenoché Morten Harket, storico cantante degli A-ah: che riemergesse il mio passato adolescenziale da groopie…beh! questo proprio era imprevedibile. (Per la cronaca: devo dire che a distanza di 20 anni il tipo nonstamessonientemale, buttate uno sguardo su google che vi rifate gli occhi, tanto per iniziare bene la giornata).

– numerosi altri premi e cotillon che non sto qui ad elencare per non tediarvi di prima mattina. Ma poi, che accidenti saranno mai ‘sti cotillon?!

Ora mi domando: adesso che tutte queste cose sono state lanciate alla rinfusa in due scatoloni….che etichetta dovrei mettere secondo voi per capire, da qui a un mese, che cavolo c’è lì dentro??!!

Come le vedo lontane ‘ste vacanze.

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