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noia

Ero pronta, con la testa che mirava il muro per iniziare a dare una serie di capocciate di disperazione dovute allo stress, alla noia, al caldo, al ritiro in casa forzato per assistere il povero Homo incriccato, QUANDO il mio angelo custode Master mi chiama e mi dice che passerà in serata per portarmi fuori a prendere un aperitivo e poi dirottare verso casa per cenare tutti insieme.

Si presenta alle 9.

Lo saluto mentre mi si illuminano gli occhi.

Se si considera che la vita sociale di Eppifemili in questi giorni raggiunge il picco massimo alle 10:30 quando l’infermiera viene a fare le punture a Homo, si può ben intuire il mio stato d’animo nel vedere una faccia amica.

Sto per chiudere la porta di casa ma lui mi fa:

Aspetta che C. sta salendo le scale“.

“Come C.?! Ma non era a casa con un piede ingessato?!”

“Si. Infatti è con le stampelle, ma ora riesce a camminare. Me lo so’ caricato sulla vespa e te l’ho portato”.

C. arriva sulla soglia con stampelle, pedalo tribanda bianco RIGOROSAMENTE SENZA SCARPA e incarnato pallido.

Si sbraca sul divano proprio accanto a Homo che giace ancora semi-immobile e dolorante.

Io e Master decidiamo di scendere per prendere delle pizze e lasciamo i due infermi in casa.

Tanto do’ vanno conciati così?

“Ok ragazzi. Io non mi porto nulla. Neanche le chiavi. Tanto mi aprite voi.”

Appena finito di pronunciare queste parole, mi giro e guardo la scena: uno sdraiato supino sul divano con un milione di cuscini a sostenere muscoli doloranti.

L’altro seduto con una gamba alzata poggiata sul tavolo e le stampelle accanto, manco fossero le sue migliori amiche.

Per la serie: “scene che non avremmo mai voluto vedere: immobilità assoluta la vendetta“.

Mi rendo conto di avere appena detto una cazzata:

“Come non detto. Le chiavi me le porto dietro”.

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paint_0Credeteci o no.

Scommetteteci o no.

Ma ve lo dico: ormai viviamo quasi in una casa normale.

La novità della settimana è che (tenetevi forte) abbiamo un letto!

Si perchè è vero che avevo fatto l’affarone del secolo dal rigattiere (il Conte di Fersen de Noantri per chi ricorderà) accaparrandomi un fantastico letto vintage, ma è anche vero che al suddetto letto mancava la struttura con le doghe.

Conseguenza: abbiamo dormito per due settimane con i materassi a terra ma insieme ad una meravigliosa spalliera stile Maria Antonietta e un fantastico mal di schiena.

Che stile!

Certo coi materassi sbattuti per terra, tutto sembravo tranne che la regina di Francia. Direi anzi che assomigliavo più che altro a Cenerentola.

Ma prima della zucca trasformata in carrozza.

O, ancor peggio, ero tutta Jessica Fletcher quando si sveglia la mattina a Cabott Cove.

Ma ora abbiamo compiuto grandi passi in avanti: abbiamo acquistato la parte mancante del letto.

Abbiamo spacchettato gran parte degli scatoloni; abbiamo liberato aree sconosciute della casa dove regnava incontrastato il fantastico mondo di Quark; abbiamo concentrato gli ultimi rimasugli di disorganizzazione in un angolo, in modo da non dare troppo nell’occhio.

E per finire, con mia grande soddisfazione abbiamo preso una sofferta e discussa decisione: dipingere o meno l’armadio della camera da letto.

E’ stato deciso per un fantastico “verde relax” che richiamasse il colore della  testiera del letto.

Dopo una tavola rotonda con Homo, mazzetta dei colori e caffé in mano, vado a comprare le vernici della tonalità prescelta.

Non sapevo dell’esistenza di ben 578 tonalità diverse di verde.

Mi apparecchio manco fossi il capo cantiere del nuovo stadio di Hong Kong, preparo i pennelli e studio le istruzioni per la diulizione del composto.

Ho deciso che me ne occuperò io. Solo io. Non voglio interferenze da parte di nessuno poichè “sono esperta”  e queste cose mi danno tanta soddisfazione.

Mi confronto con aria di sfida con l’immensa parete candida.

Michelangelo davanti alla Cappella Sistina era sicuramente meno motivato di me.

Ho con me i miei amici scala, bandana e ventilatore.

Sono armata di buoni propositi e di una determinazione senza precedenti.

Tempo 4 ore, finisco il capolavoro.

Ho i capelli verdi e il viso a pois.

Ma questo non è che un dettaglio.

Mi guardo il mio armadio “nuovo” da lontano.

Lo rimiro. Lo amo.

Suona Master che passa casualmente in zona.

Entra in camera per salutarmi, guarda la mia opera e fa:

“Ah che bello! Avete fatto l’armadio verde pisello!”

Voglio ucciderlo in questo istante ma poi penso che forse è daltonico.

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tangow3

Lo scorso giovedì si è verificata la tragedia:

io e Uby siamo andati all’ultima lezione di tango per questa stagione.

Non sto qui a raccontarvi il suo sguardo dimesso e triste per l’imminente fine del corso.

Non sto qui a descrivervi l’accenno di malinconia nei suoi occhi enormi mentre guardava l’immensa sala parquettata sulla quale abbiamo piroettato per ben due mesi con la leggiadria propria di due ippopotami.

Non sto qui neanche a parlarvi di come tutte le signore e signorine presenti lo abbiano salutato con sguardi ammiccanti e deliziati manco fosse Johnny Depp.

Non vi tedio neanche con il fatto che “il nostro”, in seguito al rinvigorito fervore artistico, abbia deciso di ritornare a calcare il palcoscenico ricominciando ad esibirsi come drag queen e come, all’uopo, abbia deciso di spendere ben 800 euro in nuovi stivali con zeppone e tacco 20.

Già che ci sono, vi risparmio anche l’uscita di scena del nostro, il quale con movenze degne di Madame de Pompadour, fatte di un misto fra l’ultimo grado di eleganza e il primo della nobiltà, si è girato verso il mitico insegnante di tango Estefan , e gli abbia lanciato un’occhiata fulminante sul culo.

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yoga_terraHomo è partito.

E’ andato fuori per qualche giorno per lavoro ed ha unito a questo una visita ad un amico che lo ospiterà.

Al nostro “professionista” infatti hanno pensato bene di fissare degli appuntamenti proprio la settimana prima del trasloco.
E’ praticamente un genio.

Del male.

Standing ovation per Homo. Grazie.

La porta si è da poco chiusa.

In casa siamo io ed Eppi-dog.

Ascolto il silenzio per alcuni minuti.

Stranamente regna la pace.

La quiete prima della tempesta, perchè ho deciso che in sua assenza ribalterò la casa per ultimare la preparazione dei pacchi. (Che culo).

Prima però, ho tutta l’intenzione di godermi alcune ore in santa pace e dedicarle a me.

Fare un po’ di yoga.

Respirare.

Per la prima volta dall’inizio del matrimonio, ho il tempo di trastullarmi in questa nuova dimensione parallela: la solitudine.

Assaporo già lo scorrere lento del tempo solitario, immersa in una strana “disorganizzata organizzazione”.

Mentalmente e con calma percorro i miei passi, anticipando ciò che farò nelle prossime ore.

Improvvisamente suona il citofono…

Driiiiin!

“Eppi! Sono mamma! Apri che ti ho portato alcuni scatoloni. Ti do una mano! Dai mettiamoci all’opera!”.

“Ehm! Grazie! Che bello!”

Segue bombardamento pneumatico di chiacchiere, news, varie ed eventuali su Gino, Pino, Marta ettuttilcuccuzzaro.

Manco faccio in tempo a riprendere fiato che…

Driiiiiiin!

“Eppi, sono zio Ugo. Pensavo che forse ti serviva una mano con i pacchi.  Apri che ti aiuto!”

E io che pensavo di stare un po’ da sola con la mia disorganizzazione.

Eppi cara, facciamo un bel caffè?! Hai magari pure due biscottini?”.

Ma non dovevate aiutarmi? Qui tra un po’ mi tocca pure mettere mano ai fornelli e tirar fuori un chilo di carbonara.

Dopo un’ora il primo dei pacchi giace ancora vuoto sul pavimento.

Il tempo scorre inesorabile e il pomeriggio ha preso più la piega del becero pettegolezzo che quella della produttività.

Penso appunto di cacciare tutti di casa, quando:

Driiiiin!

“Eppi, sono Master. Ho scotch, scatoloni e pennarelli. Apri che ti aiuto a fare i pacchi?”

Se me lo dicevate prima, invece del trasloco facevo una festa.

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vita_davantiIeri mi attacco al telefono per allacciare la adsl nella futura casa dove traslocheremo i primi di luglio. Al momento c’è solo la linea telefonica, indi devo solo aggiungere internet. Sembrerebbe semplice.

Accanto a me Master – giunto per consulenza sentimentale del fine settimana – mi assiste per eventuale bisogno di assistenza.

“Pronto buonasera. Vorrei effettuare una variazione sul contratto Wind che ho al numero XXXXX”.

“Certo signora. Attenda un secondo in linea. Vediamo prima di tutto se c’è copertura. E’ la cosa più importante, senza la quale non possiamo procedere”.

Dirinidinidì làllàa laaaa.

“Allora signora. Le confermo che c’è copertura. Vogliamo procedere?”

“Si certo”. E che dobbiamo fà? Una passeggiata?

“Le comunico inoltre che potrà usufruire dei primi due mesi gratuiti. Inoltre vedo che potrà avere uno sconto di 30 euro se fa il contratto on line.”

“Perfetto! Buona notizia. Allora lo faccio on line. Ho il computer davanti”. Sempre 30 euro risparmiati, no? Buttali via.

“Però prima deve fare la registrazione sul pannello fai da te, che poi le consentirà di fare la modifica del contratto.” Ah Ecco. Mi pareva troppo facile.

“Bene. Mi pare di aver capito. Faccio la registrazione poi accedo al contratto e richiedo la modifica per l’inserimento dell’adsl.La ringrazio molto. Arrivederci.”

“A presto allora. se dovesse avere bisogno di aiuto ci richiami”.  Che fai, me la tiri?

Dopo 3 minuti.

“Pronto signora stavo cercando di effettuare la registrazione al pannello fai da te. Purtroppo però una schermata mi dice che potrò ricevere la password solo chiamando dal numero per il quale devo effettuare la modifica del contratto. Peccato che io avrò accesso a quel numero solo dal mese di luglio. Come posso fare?”

“Capisco. Aspetti che accedo al suo pannello. Attenda in linea”.

Dirindirindiiiiiì, lalalla llalaaaaaaaa.

“Si infatti. Se vuole le posso inviare io la password via email”.

“Perfetto! Sarebbe fantastico. Grazie”.

“Non c’è problema. Se avesse bisogno di aiuto ci richiami. Arrivederci”.  Ma che è?  Portano sfiga?

Arriva la mail e la password. Mi registro. Entro nel pannello per fare la modifica del contratto con la mia bella password nuova.

Un messaggio dallo schermo decanta:

Per usufruire degli ulteriori 30 euro di sconto deve essere un nuovo utente. Lei è già utente wind”.

Master si stava a quel punto sbellicando dalle risate.

“Signorina. il problema è cosi e cosà. Ho richiesto una modifica. E’ ovvio che sono già cliente. Altrimenti avrei chiesto un nuovo contratto”.

“Aspetti provo a verificare io da qui e vediamo cosa succede. La richiamo fra cinque minuti. Può lasciarmi un suo recapito?”

“si certo XXXX”.

Driiiiin.

“Pronto?”

“Si, sono io signora; le comunico che c’è un problema”.

“Non mi dica?!” Ettepareva! Cissà come mai non mi giunge proprio come un’inaspettata sorpresa…

Nel frattempo Master urlava dal divano: “Non ce la farete mai! non ce la farete mai!”.

La signorina del call center lo sente e sbotta a ridere anche lei.

“Guardi mi scusi, ma qui dice che il contratto risulta in lavorazione e  quindi non si può fare nulla per ora. Lei ha richiesto recentemente qualche lavorazione sul contratto?”

“Beh! Veramente non ancora. Ci starei provando da due ore.” Sempre se glielafamo.

“Provo a sbloccarlo e la richiamo. va bene?”

Io sull’orlo del suicidio: “Va bene”.

“Pronto signora Eppi? Le comunico che sulla rete del numero da lei indicato non c’è copertura. Quindi, una volta sbloccata la lavorazione, l’unica cosa che può fare è disdire il contratto e passare ad un altro operatore”.

Voglio morì.

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Tecnologia amica.

imgkittytop01yj9Ieri mi chiama mio padre e mi fa sghignazzando:

Ho una sorpresina per te…”

E io: “…mhmhmm! e cos’è edddai dimmelodimmelodimmelo! Eddai, eddai!””.

Non me lo dice neanche se mi attacco al tubo del gas.

Tanto anche se minaccio, abbiamo degli sfigatissimi fornelli elettrici…quindi è inutile che faccio finta di avere la sindrome pre-suicida.

Insomma si presenta a casa con una serie di scatolette colorate.

Apro goduriosa e divertita e compare un piccolissimo micro computer.

Dalle dimensioni sembrava perfettametne proporzionato a Epp-idog.

Uno di quelli che entrano nella borsetta insieme al rossetto e al portacipria e che per schiacciare i tasti ti servono le pinzette per depilare le sopracciglia.

GAUDIO! TRIPUDIO! TREPIDAZIONE!

Lo adorooo!!! Chikkissimo! E’ meraviglioso…

Come se, in soli 70 metri quadri, non bastassero il mio pc portatile e gli altri due mac di Homo.

Insomma, Eppifemili era già senza dubbio la famiglia con la maggiore concentrazione computer/metro quadro.

Manco la densità abitativa di Tokio!

Mi ci mancava pure il mini computerino!

Avete idea di quale sarà la conseguenza di tutto ciò?

Per la vostra gioia, potrò sproloquiare in questa sede da qualsiasi posto io mi trovi e in qualsiasi momento

A meno che qualcuno non mi faccia sparire le pinzette.

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notsozenheaderTanto per fare un riassuntino, mi sono appena resa conto che io e Homo negli ultimi 12 mesi non abbiamo condotto quella che si può definire una vita monotona.

In ordine cronologico, siamo stati infatti protagonisti delle seguenti tragicomiche vicende:

1. Abbiamo preso una nuova casa: botta di culo micidiale, è stata buona la prima.

2. Ci siamo sposati: all’urlo di olavaolaspacca!

3. Homo ha lasciato il lavoro: scelta sofferta e coraggiosa che speriamo rechi frutti copiosi.

4. Ne ha iniziato uno completamente diverso: il genius mi si dedica ora alla fotografia. Leggi: come vivere con un teleobiettivo puntato addosso h.24 alla facciaccia delle occhiaie tipo “sposa cadavere” impietosamente registrate e documentate con frequenaza quotidiana.

5. Abbiamo percorso 10.000 km con la nostra Eppi-car: tra viaggi di lavoro e di piacere – come dice Master – non ci siamo mai fatti mancare niente. E non cominceremo certo ora.

6. abbiamo soccorso due amici in serio squilibrio emotivo. Master di cui sopra + amica del cuore di Homo che hanno incarnato in noi – pensa come stanno messi poveracci ! – il punto di riferimento emotivo in fatto di sfortunate vicende amorose; manco a dirlo abbiamo risolto brillantemente entrambi le questioni con un mix micidiale: vagonate di umorismo ed ettolitri di vino.

7. E per finire, il colpo di scena del nuovo trasloco. I quotidiani titolano: “Non paghi dei cambiamenti che hanno sconvolto le loro vite, le due anime in pena – cioè noi – si accingono a cambiare locasciòn e ad insediarsi in un nuovo quartiere”. Ma questo argomento verrà debitamente approfondito a tempo debito in altra sede.

Beh! Diciamo che se è vero che senza cambiamento non c’è vita, noi siamo decisamente vivissimi.

Pure troppo.


ps: e voi? come state messi?

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Aperò chic

2291738412_562143ef55Appuntamento con Master e amici di amici per aperitivo rinfrescante serale a Campo de’ Fiori.

Capisco subito l’antifona.

“Allora quest’estate dove andate?” fa amico incravattato a amica perbenino.

“Ma guarda, ancora non sappiamo. Forse prendiamo la barca e andiamo a fare un giro a Panarea”.

“Certo però che ormai lì c’è davvero una folla insopportabile. Non so. Forse sarebbe meglio andare in Sardegna”.

Master mi studia da lontano temendo una delle mie classiche uscite da catarpillar (cosa di cui  tra l’altro vado generalmente fiera).

“Ma il Buby invece che fa?!”

“Lo sai che quello non si schioda da Ponza neanche a pagarlo! “

“E tu Eppi, che fai?”

Azz! Mi hanno beccata mentre mi scolavo l’ultimo sorso di regale prosecco e mi facevo i beneamaticazzimiei.

“Si? Scusami. Dicevi?!”  Ma di che parlavano questi?

“Hai già dei programmi per quest’estate?”

“Beh! Veramente non ne ho idea al momento”. Cari miei, ho un trasloco e altre 2.800 cose da affrontare prima di farmi sfiorare minimamente dal sospetto di una vacanza.

“Però in compenso ho un trasloco nelle prossime settimane” Argomento assolutamente tedioso per l’allegra comitiva. Ma io insisto imperterrita nel voler dare il mio prezioso contributo alla pungente conversazione.

Proprio oggi infatti sono andata in un negozio vintage dove ho trovato un fantastico letto antico“. E così e cosà, segue descrizione dettagliata.

Alla parola “vintage” gli occhietti spilliformi di amica perbenino si illuminano.

Davvero?! Ma è fantastico! Dov’è questo meraviglioso negozio?! Devo assolutamente andare! Adoro il vintage! Per favore, potresti darmi l’indirizzo? Stavo appunto cercando una sedia anni cinquanta per la scrivania ereditata dal mobilio di famiglia. Un’impresa insormontabile! Sono disperata“.

Capisco. Sono problemi.

Qualcosa mi diceva che se avessi chiamato il negozio col suo nome – e cioè rigattiere –  l’amica perbenino non solo non mi avrebbe chiesto l’indirizzo, ma non mi avrebbe nemmeno degnata di uno sguardo.

Dentro di me ho sorriso pensandola alle prese col Conte di Fersen de’ Noantri (vedi post precedente) e ho assaporato il gusto di una sottile vendetta.

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drag-queenAppuntamento a casa di Uby.

Entriamo in un ingressino fuxia che ci porta in un corridoietto turchese, per poi approdare in un soggiornino completamente bianco.

In pratica sembra di entrare prima dentro una caramella, poi in una piscina ed infine al Polo Nord.

Comprendo bene che casa di Uby non poteva essere diversa. Gli assomiglia davvero molto.

Il programma di Homo è quello di fare 3 diversi scatti, il che implica tre cambi di abbigliamento e di sfondo (come direbbe S. “di locasciòn”).

Dopo alcuni preparativi, le attrezzature e le luci sono pronte.

“Va bene cari, mi vado a cambiare”.

Pontifica manco fosse l’oracolo di Delfi.

Dopo dieci minuti la porta del soggiorno si spalanca e appare Wanda Osiris in persona.

Beh! Quando la macchina ha iniziato a scattare, è iniziato un vero spettacolo.

Tutto il suo animo di ex drag queen è riemerso con la facilità di un paperella di plastica nella vasca da bagno.

Ammiccamenti, sorrisi e sguardi languidi si sono succeduti con la naturalezza di una star holliwoodiana consumata.

Lui, Uby, era la star. Il divo. Dio.

Il rossetto bianco emergeva lampante sulle sue labbbra carnose arricciate per le pose.

Dopo mezz’ora, cambio d’abito e di sfondo.

“Che mi metto ora?”

Dice a me, la sua stylist per un pomeriggio.

“Guarda, ho un paio di cosette qui dentro”

Tira fuori un valigione gigante dal quale pensavo uscisse un cadavere.

Lo apre.

Ne fuoriesce  l’abbigliamento di tutti i personaggi di Priscilla la regina del deserto e di Breakfast on Pluto messi insieme.

I miei occhi sono abbagliati da lustrini, colori e stivali con tacchi vertiginosi.

PRATICAMENTE IL PARADISO IN TERRA.

Adoro quest’uomo!

Stabiliamo una nuova mise e proseguiamo con l’avventura fotografica che ci porterà fino alla sera (pausa yogurt compresa).

Alla fine della storia sono venute delle foto fantastiche e noi siamo esausti.

Squilla un cellulare.

Uby risponde e, nel giro di un nanosecondo, rientra nel personaggio di star con una nonchalance degna di uno schizzofrenico.

“Pronto?”

“Ciao Uby, allora ci vediamo tra mezz’ora per cena?”

Fa la voce del telefonino.

“Si guarda. Però ti avverto. Sono esausta (fa lui). Quindi non mi tratterrò molto. Sai, ho appena finito il servizio fotografico qui in casa da me, e la cosa mi ha davvero provata. Non ti dico caro! Avresti dovuto vedermi!

Io: una vera star.

Gli ho già dato il titolo.

Si chiamerà The Love Creator.”

Semplicemente Uby.

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bagnetto molly copylow2

Beh! Questa non resisto la racconto.

Ero al canile (dove faccio volontariato). Arriva a un certo punto la mia amorosa tesoruccia del cuore, Molly palladiciccia

la quale nell’ordine fa le seguenti cose:

1. Corre a perdifiato dal box fino al prato recintato (effinquituttapposto).

2. Soddisfatta avvista una gigantesca cacca di cavallo (si, al canile ciabbiamo pure un cavallo vecchio salvato dal macello).

3. Pensa bene di saltarci sopra e rotolarcisi ben bene sia di schiena  che pancia (e la sua pancia non è certo  elemento trascurabile).

4. Avvista la tinozza appositamente riempita d’acqua per lei che adora farsi il bagno.

5. Ci salta dentro a bomba con tutti i suoi 40 chili di ciccia sguazzando come una foca obesa. Tuttapposto.

6. Finalmente (allabuonora!) si accorge di me e mi punta da lontano venendomi con foga incontro per farmi le feste.

MA PRIMA LA MOLLY HA UNA FANTASTICA IDEA:

7. Si avvicina a me, e subito prima di saltarmi addosso, decide di sgrullarsi poderosamente ricoprendomi letteralmente di merda.

Eppur la amo.

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SuperStock_1612R-12932Secondo voi, una volta pianificato un evento, c’è qui da Eppifemili la minima possibilità che il programma venga rispettato?!?

Naaaaaaaaaaaaaaaa.

Quindi, come potete facilmente immaginare, la maratona Kill Bill non ha avuto luogo.

Al suo posto si è verificata una serie di eventi rocamboleschi  in crescendo che ci hanno portato a trascorrere un sabato quanto meno “interessante”.

La mattina mi sveglio e vengo convocata in corsa dalla mia amica S. la quale mi informa di aver trovato un negozio di scarpe “che dobbiamo assolutamente andare a vedere”.

Sospetto che se non facessimo ciò, il Pianeta Terra si autodistruggerebbe entro le 15:00 di oggi.

Opto quindi per il male minore e decido di accompagnarla.

Premetto che io, al contrario di Homo e del 99% del genere femminile, ODIO andare in giro per negozi.

Di solito infatti, quando il mio guardaroba grida vendetta, vengo trascinata di forza da qualcuno che mi vuole molto bene e che non vuole che vada in giro come una derelitta. Grazie. Sono grata a qualcuno.

So che per una certa ora devo tornare a casa dove mi aspetta Homo; nel pomeriggio si svolge infatti un evento programmato da tempo. Il servizio fotografico GLAM di Uby (amico ex-drag queen nonchè mio cavaliere nel corso di tango).

Dopo mesi di dieta ferrea infatti, Uby ha deciso di essere in forma ideale per affrontare un servizio fotografico realizzato ovviamente da fotografo Homo.

Ma questa è un’altra storia e ne parleremo prestissimo perchè, vi assicuro, c’è parecchio da sproloquiare

Arranco dunque verso Fiorello ancora tumefatta dal sonno. Arrivo sotto casa di S. e, per i capelli, vengo trascinata nel paradiso della zeppa di sughero ( ! ). Per poco non mi viene un infarto nel vedere tutti quegli strass applicati a fascette che vanno incrociate intorno alla caviglia, intorno all’allucione e persino intorno all’unghia incarnita del mignolo sinistro.

Mentre lei svaligia il negozio, io studio la bambina rompipalle che ha deciso di smontare il negozio con estremo gaudio della commessa che a quel punto sta per avere una crisi di nervi e buttarsi per terra.

Compiuta la missione, riporto S. a casa e mi rendo conto che sono in un ritardo folle.

Che Homo mi sta già aspettando col piedino tamburellante sul parquet (gli ho promesso che l’avrei accompagnato).

Che sicuramente Eppi-dog non è stata portata al parco;

E che, soprattutto, ciò una fame chelametàbasta.

Arrivo a casa. Trangugio la prima cosa che mi capita sotto mano. Porto a spasso Eppi-dog e carichiamo Ferraglia (la macchina di Homo) con l’attrezzatura.

Arriviamo da Uby alle 14.00. Lui ci attende bardato come una giapponese durante la cerimonia del thè.

So che non faremo mai in tempo  a rientrare a casa per le 19, ora in cui abbiamo appuntamento per l’inizio della “maratona Kill Bill”.

Lo so, ma mi illudo.

Infatti alle 20:00 siamo ancora lì alle prese con stivali con tacchi alti, rossetti e cravatte colorate.

Mi chiama Master e mi dice che, vista l’ora, gli altri hanno deciso di dirottare verso un ristorante.

Io rassegnata annuisco.

“Allora rimandiamo?”

“No. No. Io vengo. Alle 9:30 sono li”

Ettepareva…

Arriviamo trafelati alle 10:00 a casa.

Master non si vede.
Lo chiamo. Niente.

Lo richiamo.

Niente.

Aspetto; non so se devo organizzare al volo una cena per 2 o per 3.

Homo prova a richiamarlo.

Niente.

Mangiamo io e lui ma a quel punto comincio a preoccuparmi.

Dopo un’ora non si hanno notizie. L’ansia monta.

Gli sarà successo qualcosa??!
E’ strano che non richiami. Lui è un tipo molto affidabile.

Riprovo. Niente.
“Gli deve essere successo qualcosa. Non è possibile”.

“Non hai il numero del suo amico? Quello con cui si accompagna sempre in giro per aperitvi…dai! Come si chiama?!”

“Dici L.?”
“Si lui”.

“Cazzo non ce l’ho”.

Passo un altro quarto d’ora niente male, quando improvvismanete squilla il mio cellulare.

E’ LUI!!

“Scusa non potevo richiamare! Indovina dov’ero?”

Penso: eccheccazzonesoporcazozzapotevichiamareprima!

Mi si illumina poi improvvisamente la solita lampadina: “Sei passato da C. per prenderti la tua dose di merda giornaliera in faccia?”

“Esatto. Arrivo.”

A quel punto sono esausta.

Quando Master arriva, attacca la filippica sulle discussioni appena avute con la sua ex, intrattenendoci per una buona trequartidora.

Homo, il nottambulo, decide di modificare il programma della maratona (vorrei vedere! sono già le 11:30 !!) e di vedere comunque un film.

Decidiamo per Le Iene. E basta.

L’ultima cosa che ho sentito, mentre ero accasciata sul divano, è stata la sigla del film.

Quella iniziale.

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killbillAllora, noi di Eppifemili abbiamo un’usanza introdotta tempo fa dall’ormai mitico Homo Sapiens.

L’usanza consiste nel fare, a scadenze più o meno irregolari, delle “maratone di film”.

In pratica ci apparecchiamo come trichechi sul divano, circondati da una lista interminabile di schifezze che vanno dalle patatine ai diversi gusti, ai pistacchi, alle olive, ai formaggetti assortiti con marmellata, ecchipiùnehapiùnemetta) per poi guardarci tutti in fila due o tre film scelti e abbinati con meticolosa cura da Homo con la collaborazione della sottoscritta e con la partecipazione di immancabili ospiti occasionali.

Ora, considerando che si parte a pomeriggio inoltrato e nonsisamaiqunadosifinisce, il numero di passi fatti in quelle ore rispetto al numero di calorie ingerite, ha un rapporto pari a circa 1:30.000;

ne converrete che ogni volta, quando tutto finisce, invece che camminare, deambuliamo rotolando con l’eleganza tipica di ippopotami ballerini.

Manco 6 ore consecutive con l’impietosa Cerbero ce la fanno a riportarmi ad una condizione fisica normale!

Nell’ultimo periodo Master, sempre e comunque in crisi depressiva per le sue alterne vicende sentimentali (per la serie “io non sarò mai piu felice” oppure “il mio destino ormai è segnato” o anche “voi tutti avrete una famiglia e io avrò solo un maggiordomo“) non gli pare vero, e si installa puntualmente sul nostro divano trangugiando scricchiolanti patatine untuose.

Ha già prenotato il posto in prima fila per la  prossima imminente maratona che dovrebbe avere luogo questo sabato.

Il programma è già stabilito (appositi volantini sono stati distribuiti in tutta Roma Centro).

Sarà il turno della saga di Kill Bill.

Attendiamo tutti con ansia l’evento e ci stiamo già preparando psicologicamente….e non solo.

Ps: se qualcuno di voi avesse delle idee per le prossime maratone…le mie orecchie sono sgangherate!

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are-scooters-marnlyBeh! Oggi ero lì che gironzolavo per commissioni con il mio fido destriero bianco: Fiorello.

Giorni fa avevo accennato a lui: motorino Honda SH classe ’91, con il quale ho condiviso gli anni più importanti della mia vita fino ad oggi.

Ho pensato: cazzo, lui c’era sempre.

Quando eravamo…

Lui c’era.

E quella volta che…

Lui c’era.

Insomma, ho deciso che ve tocca pure il post sul motorino catorcio.

Zitti e mosca!

Devo riconoscerlo sono una sentimentale.
Adoro zigzagare nel traffico flirtando con gli specchietti retrovisori delle auto in movimento; adoro sentirmi il venticello  sulla faccia quando d’estate non c’è altro refrigerio che montare in sella e andaredovenonsisa;

adoro sapere di non dover fare a cazzotti per un parcheggio e lasciare lui, Fiorello, proprio davanti alla mia destinazione (il che ha il vantaggio non trascurabile che mi consente di andare sempre in giro con tacchi astronomici – tantomicadevocamminare)

Lui, Fiorello, c’era quando ho dato i miei primi esami all’università;

c’era quando ho inseguito il mio primo grande amore con il mio migliore amico fin sotto casa sua in quella notte d’estate.

C’era pure quando, saliti in tre, ci ha portato in giro per Roma, affaticato ma caparbio, mentre realizzavamo il documentario (tutto sfocato) di vacanze romane.

C’era quando, tornata dall’Erasmus, dopo un anno di inattività, è partito al volo senza manco fiatare (mitico!).

Quante ne abbiamo passate io e lui!

E poi mi sento dire…

Ao! Butta ‘sto catorcio! Nun sei credibile su quer catafalco!

Ma come posso???! Come?!

Certo, non è una Vespa Special faro tondo del ’72, ma è stato mio fedele amico per più di mezza vita!

Io che (giuro lo faccio davvero) gli metto ancora la catena con il lucchetto – anche se so che mai a nessuno balenerebbe in mente l’idea di rubarselo – solo in segno di rispetto per restituirgli la dignità di motorino.

Insomma, se è vero che anche gli oggetti hanno un’anima, lui è la mia anima gemella.

E come faccio allora, vi chiedo, a rottamarlo?!?

Noncelapossofà.

Se esistesse il cimitero dei motorini, io Fiorello ce lo porterei.

Sempre il più tardi possibile, ovviamont.

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Adios Amigos!

piscina-1

Ragazzi con ciò vi saluto e vi do appuntamento a dopo il Weekendone.

Mi mancherete.

(non è vero).

😉

Come dicevo ieri, considerando che mi sono sorbita sotto la pioggia nell’ordine:

a- il recente matrimonio

b- la festa del suddetto

se poco poco dovesse essere brutto tempo,

… mi butto in piscina.

MA PRIMA LA SVUOTO.

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115461664_e7a33bb208 Sabato nuova emergenza Master (vedi legendalateralepersonaggi come sempre). I nuovi, inaspettati sviluppi della sua situazione tragico-sentimentale hanno imposto un incontro d’urgenza.

Appuntamento ore 13 al Bar San Calisto, storico covo dei Trasteverini pentiti (come me) e non.

Mi preparo, lascio Homo a casa che traffica con il computer e che a sua volta ha un appuntamento sentimental-consolatorio con amica in crisi (si, effettivamente dovremmo aprire un’agenzia recupero cuori infranti), e arranco sotto un sole cocente verso il mio fido bolide.

Il bolide consisterebbe nel mio SH anteguerra, risalente ai primissimi anni ’90 e che io, per rispetto del suddetto nonchè per affezione sentimentale, mantengo in vita grazie a cure a base di flebo alla benzina, massaggi al pneumatico e paroline dolci ai freni (tipregofunzionatipregostavoltafunziona).

Ne vado fiera. Fatto sta che da quando siamo insediati in questo nuovo quartiere, il “nostro” , che mai mi abbandonò a piedi in 20 anni di onorato servizio, ha subito svariati sabotaggi. Ieri l’ultimo.

Risulato: io sotto il sole cocente dell’una, che mi avvento sulla pedalina cercando invano di farlo rinvenire.

Responso: tagliati i fili del ….

i fili di…

beh! …dei fili.

Quindi non partirà mai.

Il mio appuntamento è tra 10 minuti e io sono un bagno di sudore che pare che m’hanno preso a secchiate.

Chiamo Master affranta, dicendo che o sono in ritardo o sono morta e non ne ho coscienza.

“Non ti preoccuare! Ti vengo a prendere”.

“Bene Allora rientro in casa. Mi faccio la decima doccia e ti aspetto”.

Eseguo e dopo 15 minuti mi preleva con il suo mitico vespone anni ’70 (si. amiamo i catorci da queste parti) che un mese fà mi caricò con tanto di vestito da sposa e tacco 13 fino alla porta del Campidoglio in occasione del mio matrimonio (ahahaha!).

Arriviamo al Bar San Calisto e i miei occhi si illuminano. Fino a un anno fa abitavo a Trastevere ed era praticamente la mia seconda amata casa. Il posto dove, nonostante i camerieri ti sbattano le tazzine sul tavolo (e se non ti danno un calcioinculo si aspettano pure un grazie), io amavo trascorrere il mio tempo libero.

Posto frequentato da artisti, barboni, aspiranti scrittori, vecchiette di quartiere, attori sconosciuti, radical chic e turisti di passaggio. Tutti magicamente in equilibrio. Luogo dalle mille vite che cambiano ad ogni orario della giornata e che conserva il fascino ormai raro dei luoghi autentici di Roma. Quello del sanpietrino.

Comunque, avete presente la PSP (ovvero la Principessa Sul Pisello)?!? Beh! Quella sono io al Sanca.

Se il bar è pieno, si materializzano all’istante tavoli e sedie per me; quando incrocio lo sguardo dei camerieri o  del proprietario, piovono immancabili complimenti; insomma sono la classica raccomandata del cavolo però solo per motivi di simpatia e, oserei dire, quasi amore reciproco fra me e tutti indistintamente quelli che lavorano lì.

Valli a capire i misteri della vita…

Ci sediamo.

Inizia la seduta psicoanalitica.

“Ieri mi manda questo messaggio. Leggi.”

“Master, qui la situazione si fa seria. O questa si decide a perdonarti per la cazzata che hai fatto, o si decide a darti il benservito definitivo. O io vado e le rigo la macchina con l’unghietta di Eppidog”.

“Eh! No! Lei No! Lei mi vuole far soffrire! Il più a lungo possibile! Ora lo so, si deve vendicare”. Dice affranto.

Nel frattempo arriva il cameriere che mi mette l’ombrellone e me lo apre perchè il mio faccino stava pericolosamente arrossandosi sotto il sole.

“Guarda, secondo me qui rasentiamo il masochismo. Devi assolutmente distaccarti dai singoli eventi ed avere una visione generale del tutto. Sennò esci pazzo!” – dico! Ma come mi vengono?! –

Arriva un altro camerire e mi porta un simpatico gelatino al cioccolato con la cialdina…tanto lo sa che prendo sempre quello quando fa caldo.

“Te che voj?” Fa a Master.

“Un succo d’ananas grazie”.

“Aoooo! – rivolto verso l’interno del bar – A questo portaje un succoooo d’anannasse!”

Circa un’ora e un’insolazione dopo, ne usciamo con una strategia sentimental-amorosa e, soddisfatti, decidiamo di alzare i tacchi.

Ci alziamo.

“Arrivederci signorina! Era da molto che non veniva a trovarci! A quando la prossima visita?”

Io con gli occhi a cuoricino: “Spero presto”.

“Quanto devo?”. Fa Master.

“Aooo! Faje er conto a questo! Er succo d’ananasse e er caffé. Er gelato pe’ la signorina lo offrimo noi”.

Che bello tornare a casa.

Ps: e voi? Ce li avete dei posti in cui vi sentite perfettamente a vostro agio, come foste a casa vostra? Sparate a raffica!

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tango2Era un po’ che non vi aggiornavo sulla mia nuova identità del giovedi sera.

Eh si!

Per chi non lo sapesse, io assieme ad Uby ( amico gay – ex drag queen ), il giovedi ci trasformiamo manco fossimo Superman e Supergirl (anche se mi si confà di più Eva kant e Diabolik) e indossiamo le vesti io della tanghera  e lui di UPNS (uomo per una notte a settimana).

A distanza di quasi un mese, devo dire che le nostre qualità danzerecce si sono affinate notevolmente ed abbiamo cominciato a sfrecciare sulla pista al ritmo di fantastiche musiche dai sapori lontani che invadono le stradine di Trastevere.

Ora che l’afa si fa sentire e i finestroni sono aperti, si sente echeggiare questa musica antica per il quartiere; e noi dentro, sul parquet dell’enorme sala, piroettiamo in una serie di ochos e figure scenografiche.

E fin qui tuttapposto. Pausa primo tempo.

Il problema sorge quando el sempattico estruttore de eltango ce consiglia de cambiar el partner para provar un dansatore differente.

Panico.

Ormai io e Uby siamo due anime e un corpo solo. All’unisono come due Ester Williams sbattute in una piscina, leggiadri come due Carla Fracci ottantenni alla prima della Scala. Insomma ci siamo abituati, assestati, aggiustati.

Quando esse debono ecambiar elle coppie…è tipo una roulette russa.

Se ti capita il RMS (Rammollito con Mano Sudaticcia) e magari che cià pure il carattere di una lumaca invertebrata, beh! Li so’ cazzi.

In pratica è come ballare con una medusa.

Già è brutto di suo. Nel tango poi è una bestemmia.

Oppure c’è quello che si conta i passi e lo vedi che ti guarda concentratissimo (al limite dello sforzo fisico) perchè in realtà la sua testa fa: un, du, ttrè, un du’ ttre. E ti verrebbe voglia di dire: hey man! Relax. We are just having fun. Ma poi non lo fai perchè un po’ conti pure tu e allora succede che con quello lì viene fuori proprio una schifezza. Chelametàbasta.

Ho imparato questo. Come uccidere un ballo: ballare col rammollito RMS.

Poi ti prende lui, Estefan: el insegnante de tango arhentino che te enfila due dita enel naso e te porta en jiro ecome una jacchetta.

Lui, ti fa scoprire che sapevi fare cose che, in realtà, non sapevi fare; ma con lui le fai e ti vengono pure bene tanto da gridare: el miracolo! El  miracolo!

Tuttavia, alla fine di ogni lezione, un pensiero si insinua losco….

Ma se facendo una rapida statistica lì in sala, (con l’unica eccezione del deus ex machina argentino) quello più virile di tutto il corso, quello più elegante e maschio nei movimenti, quello più dominatore nel ritmo è proprio lui, il mio amico Uby, beh! cari miei …secondo voi, macchè ce dobbiamo preoccupà???!!

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wonderwomanLa mia giornata di ieri si è tranquillamente e serenamente svolta così.

Comincio dall’inizio:

Ore 1:45 am: sono a letto e penso che devo dormire.

Ore 2:10 am: sono a letto e penso che devo dormire.

Ore 3:45 am: penso che ora mi alzo e vado a suicidarmi buttandomi di sotto. Poi ci ripenso perchè sono al piano terra.

Ore 4:00 am: zzzzzz…

Ore 5:30 am: quella stronza di zanzara non aveva assolutamente niente da fare che banchettare sulla mia guancia….riprendo sonno finalmente.

Ore 8:00 am: Driiiiin ! Sveglia. Mi alzo. Bagno. Doccia. Caffè.

Ore 8:30 am: Solita prima bomba a mano in camera per svegliare Homo. Nessuna reazione.

Mi specchio e decido che ho bisogno di una restaurata a forza di botte di stucco  in faccia date con la cazzuola (ma le occhiaie, loro, imperterrite, non desistono). Passo decisamente al piano B e aggiungo una spalmata di fard eppassalapaura. A quel punto sembro Maria Antonietta a Corte di Francia.

Ore 9:00 am: seconda bomba a mano. Sento dei mugugnii e spero in bene.

Ore 9:30 am: inizia la perlustrazione della casa in cerca di Eppi-dog la quale è l’unico esemplare al mondo di cane che NON VUOLE ASSOLUTAMENTE MAI USCIRE DI CASA (e sottolineo MAI: abbiamo seriamente pensato di comprarle un catetere a Natale).

Ore 10:00 am: approdo finalmente, arrancando, nello studio. Pensate che mi sarà possibile cominciare finalmente a lavorare? Naaaaaaaaaaa!

Salve ho un problema con la linea telefonica.

Buongiorno signora (sarà buono per lei. A me è cominciato malissimo). Ora controlliamo subito.

Grazie.

Si signora, effettivamente c’è un guasto in zona.

Si grazie, e per quanto ci sarà il guasto in zona? Sa, io avrei del lavoro da mandare avanti e senza internet né telefono mi risulta alquanto complicato.

Beh! Oggi verrà sicuramente riparato. Al massimo domani.

E lì volevo davvero tentare il suicidio ma ho ingoiato il rospo con grande signorilità.

Ore 12:00 pm: dopo aver sbrigato lo sbrigabile, rassegnata, esco e faccio delle commissioni che rimandavo da tempo, fra le quali annovero un’oretta di fila alla posta per irtirare una raccomandata che altro non si è rivelata che un cazzosissimo avviso di riunione di condominio.

Potevo anche lasciarla alla posta.

Ore 13:00 pm: pasto frugale e appuntamento con cliente rompipalle.

Scusi, ma le mattonelle in bagno come le scegliamo?

Ma signora, veramente mi pareva che avessimo escluso le mattonelle; potremmo usare dei materiali alternativi più moderni e dal look molto più interessante.

Ah! Davvero? Quali per esempio?

Non so, le resine oppure il corian. Hanno una resa estetica fantastica (parlo per un’ora spiegando per filo e per segno i pro e i contro, sembra convinta, meno male).

Si certo, interessante. Ma le mattonelle come le scegliamo?

Basta. Adesso mi suicido davvero.

Ore 16:30 pm: esco mezza morta dall’appuntamento e decido di andare direttamente in palestra….Cerbero mi aspetta.

Si. Sono masochista.

Indi, smadonno nel traffico per un’ora e arrivo.

Ore 18:30 pm: giungo stremata a casa.

Apro la porta e grazieatuttiisantiinparadiso trovo Homo sorridente e Eppidog che mi mettono finalmente in pace con il mondo.

Stappo una bottiglia di vino bianco decisa a scolarmela lentamente in giardino nelle successive due o tre ore….

Finalmente un momento per me.

Manco mi sono distesa un attimo che….

“Ma Eppi, ci dobbiamo sbrigare. Dobbiamo preparare la cena! Non ti ricordi che vengono Luigi, Laura, Domenico e gli altri?”

No. Evidentemente no. Non me lo ricordavo.

Se vabbè…e chi cazzo sono io??!! Wonder Woman???!!!

Anche se, effettivamente, con quel bustino d’acciaio che sfida ogni possibile legge di gravità, farei la mia porca figura…no?

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pongo+lumacaSe mi aveste visto nel simpatico pomeriggio di ieri, probabilmente la mia credibilità (e quella del mio amico/collega che era con me in faccende affacendato) sarebbe praticamente scesa a livelli di molto inferiori allo zero.

Ma molto, molto eh?!

Io e lui ci fronteggiavamo. Fra noi un tavolo enorme e una gigantesca, morbida ed invitante palla di pongo.

Si, si! Il pongo. Ve lo ricordate quel coso morbido con cui giocavamo quando eravamo piccoli? Amico dei nostri pomeriggi e nemico delle mamme perchè si frammentava in migliaia di piccole palline che si incrostavano sotto le scarpe e quindi sul pavimento di tutta la casa?

Proprio quello lì. Il pongo.

Solo che io e lui stavamo facendo finta di lavorare. Cioè, l’alibi era quello.

Obiettivo: disegnare una collezione di arredi per esterni.

Metodologia: regressione infantile allo stato puro.

Due over thirty che ne dimostravano 4 in totale!

“Allora! Questa forma la   prendiamo come base”.

“Io direi, la stondiamo un po’ qui e anche un po’ lì”.

“Ecco! Geniale! Abbiamo fatto il tavolo! E se poi ci mettiamo questo coso così…allora si che diventa una figata e lo trasformiamo in una chaise longue che fa tanto chic”.

“Grande idea! Ma allora esageriamo e modelliamo questo elemento, lo appiccichiamo qui…e …e…che GRANDE FIGATA!”

“Ok. Perfetto. Colore?”

“Bianco e rosa ovviamente!” Che domande?!”

“Bene basta! Ora sono stanca. Per oggi abbiamo lavorato abbastanza. Mi serve assolutamente una pausa caffè.”

Morale: quando comprate un costosissimo oggetto di design accendendo un mutuo trentennale, siate coscienti del fatto che dietro quelle superfici lucide e quelle fantastiche forme ardite, ci sono con ogni probabilità dei deficienti che giocano col pongo.

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surprise2-copyIeri sono uscita a cena con un amico che non vedevo da un po’. Chiacchieravamo in vena di confidenze e gli faccio:

“Hai saputo che mi sono sposata?”

Silenzio.

“Ma dai, non dire cazzate”.

Imbarazzo.

“Ti giuro mi sono sposata, è vero”.

“Ma che cazzo dici?!” Ribadisce il concetto anche se  l’avevo vagamente già afferrato.

E io convinta: “Perchè no? La vera rivoluzione è nella normalità“. Me ne sono uscita tronfia con la stessa perla di saggezza appioppata giorni prima a Master durante un critico momento consolatorio (me l’ero ripassata poco prima).

Lui  laconico: ” Eppi, TU NON SEI MAI STATA NORMALE“.

“–“.

Silenzio.


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2009-04-18_124619-272x300Ecco qui, abbiamo appena affrontato il primo happening tanghero della stagione, fra sampietrini e tacchetti a spillo.

Entriamo nella scuola come due dive emozionate al primo ciack.

Lui, il mio amico Uby (perchinonlosapesse ex drag queen e più gay di Dolce e di Gabbana messi insieme), si presenta puntusalissimo, corredato di sorriso smagliante.

Altro che “far ridere i polli“!

Lì la vera star era lui!

Elegante come Cary Grant, fiero come Sean Connery, con lo sguardo assassino che manco Diabolik.

Lui,uomo per una sola notte a settimana, ci ha messo meno di un nanosecondo ad entrare completamente nel personaggio ed attuare la metamorfosi.

Ha dato il meglio di sé, vantando una postura eretta e assolutamente Maschia….

Chi l’avrebbe mai detto??!!

Circondato da sfigatelli impettiti come pali, lui avanzava sinuoso ma deciso e mi conduceva con passo felpato nel mio futuro da tanghera.

Tempo 10 minuti e già eravamo proiettati nelle milonghe fumose di Buenos Aires.

Lì, io e lui con fari a occhio di bue e sguardi puntati SOLO su di noi.

Noi lì, leggiadri e sexy, a svolazzare, sfringuellare, volteggiare sensuali.

Per un’ ora ho creduto di avere accanto il Joachim Cortez del tango.

Tuttavia, alla fine della lezione, verso mezzanotte, proprio come succede a Cenerentola, la carrozza si è trasformata nuovamente in zucca.

Mentre ci appropinquavamo verso l’uscita, una fulminea frase mi ha riportato bruscamente alla realtà.

Mi fa:

“Quella la odio…ha delle scarpe rosse che gli staccherei i piedi…le voglio assolutamente!

E comunque, cara, andiamo, usciamo per prime.

Per oggi ci siamo date fin troppo”.

Morale: aspetto con ansia il prossimo giovedi.

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Absolute tanghera !

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Messaggio inviato:”E’ confermato stasera alle 9:30?”

Nuovo messaggio: “Ettecredo! Sono già nei paraggi.”

E quindi, arrivata la conferma, cari miei scappo!

Inforco le scarpette rosse coi tacchi e volo leggiadra come una libellula.

A passo di danza.

E con una rosa fra i denti!

(shccccc! Non ditelo a nessuno ma sono già entrata nel personaggio)

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dragqueenIl mio amico gay (ex drag queen, tanto per essere precisi) ha deciso che giovedi prossimo noi si inizia un corso di tango. Dico “ha deciso” perchè dopo avermi chiesto se mi sarebbe per caso piaciuto provare, io ho sorriso. Lui l’ha presa come un “si” convinto.

(Giuro, era solo un sorriso).

In un nanosecondo ha stilato una lista completa di tutte le scuole di ballo di Roma e dintorni e, dopo aver selezionato con perizia un quartiere ad hoc, si è attaccato al telefono per chiedere informazioni. Manco il 1240 sarebbe stato più rapido ed efficace…E pensare che io credevo che stesse scherzando…

Ora, premesso che io adoro il tango e che è da molto che vorrei imparare, considerando che trattasi di ballo estremamente passionale basato sull’intesa fra uomo e donna, ho il vago sospetto (poco vago e molto sospetto) che io e lui come coppia….famo davvero ride’ i polli. Preciso che il suo arco sopraccigliare è di gran lunga meglio definito del mio e che la mia  manicure rispetto alla sua sembra fatta con le cesoie da pollo.

Tralascio la premonizione del momento in cui ci accapiglieremo per chi dei due dovrà fare l’uomo e vado subito a illustrare la seguente conversazione avvenuta al telefono pocanzi.

Lui: “Senti, allora ho chiamato prima una scuola, ma mi sembrava un po’ sfigata. Signora quanti siamo al corso? Eh! dipende! Ma domani ci sarà il corso signora? Dipende…se viene qualcuno ci sarà. Cara! Ho pensato bene di riagganciare e chiamare il secondo della lista!”

Io: “Beh! Mi pare il minimo.”

Lui: “L’insegnate mi risponde con l’accento argentino…e io già lì mi sono sciolta tutta…”

Io: “T’ha preso bene, eh?!!”

Lui: “Tecredo! Mi ha spiegato tutto con quel vocione! Dobbiamo essere lì giovedi sera. Oddio! Come sono emozionata! Pensa quando faremo le nostre grandes entrées nelle milonghe! Questa è la volta buona che trovo marito! E tu magari ne trovi un altro. Oddio! Comunque, detto questo, Eppi, passiamo alle cose serie: ma che ci mettiamo? Le scarpe coi tacchi le metto io o tu?”

Io: “_!_”

Secondo voi come promette ‘sta cosa? Insomma, io non so se mai impareremo a ballare. Ho il presentimento che al massimo andremo lì a fare il seguito di Priscilla la regina del deserto .

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Missione compiuta.

festa_1Ore 21:23 di sabato sera. E’ ufficiale: sono distrutta. L’Eppi-wedding celebration party ha avuto luogo e nonostante piccole inezie, possiamo dire di essere tutto sommato soddisfatti… Inizio la giornata con un simpatico risveglio all’alba dovuto a una stranissima insonnia che non mi molla da giorni. Esausta, alle 8:00 decido di alzarmi e porre fine all’agonia. Ma andiamo con ordine.

Ore 9:30 – arriva il kamionconrimorkio con gli ultimi rifornimenti di cibo.

Ore 9:45 – chiamo il montacarichi per issarli fino a casa.

Dalle 10:00  alle 11:00 – mi divido fra le seguenti attività: sistemare le pietanze in bella vista sul tavolo del giardino, cercare di svegliare Homo con una bomba a mano e strappare il bigodino incastrato nel capello ribelle.

Ore 11:00 – vestizione +  trucco. Seconda bomba a mano per svegliare Homo (questa volta ho successo).

Ore 11:30 – sistemazione e ultimi ritocchi in giardino.

Ore 12:00 – pausa caffè (a questo punto sono esausta).

Ore 12:30 – arrivano i primi invitati. Comincia il tran tran.

Dalle 12:30 alle 15:00 – arriviamo a circa 40 persone le quali si avventano come uno sciame di cavallette  fameliche sul cibo, polverizzandolo.

Ore 15:20 – la nuvola di fantozzi pensa bene di materializzarsi sopra il nostro giardino. Siamo costretti ad abbandonare lo svaccamento e ad ammucchiarci in soggiorno, ma la cosa si rivela vantaggiosa per le locuste le quali si avventano sui dolci, polverizzandoli. (osservazione: giuro che dopo il diluvio del giorno del matrimonio e l’acquazzone durante la festa del medesimo, se per i prossimi 10 anniversari non si scomoda almeno l’uragano Katrina, mi incazzo. Ormai la considero una specie di tradizione di famiglia – by the way, dalle 15:20 alle 15:45 impreco e tiro giù tutti i santi del calendario aggiungendo anche qualche divinità shintoista).

Ore 16:30 – la nuvolazza di fantozzi pensa bene di levarsi dalle palle: smetto di imprecare.

Ore 17:00 – cominciano a sciamare le locuste satolle e brille. Nel giro di un’ora sono tutti andati. Io e Homo quasi ci stiamo per rilassare, quando, non ci posso credere,  suona nuovamente il citofono. Arrivano i ritardatari!! EEEEEEEEEEEEHHEHHE??!! alle 17:30… Ma scusate, aiutatemi a ricordare….non era un brunch?!?!

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433px-mata-hari_1910Dovete sapere che da tempo immemore, ad ogni disavventura amorosa di uno dei “compagni di sventure” corrisponde una serie interminabile di cene e cenette a rotazione che hanno lo scopo unico di sviscerare a fondo le argomentazioni, i perchè e i percome, i quando e i dove, fino allo sminuzzamento della questione in questione (appunto) e allo sfracellamento/frammentazione dell’io. La squadra di dei CDS (Compagni Di Sventure) è così composta: la sottoscritta, the Master of Ceremony – che da oggi in poi chiamerò Master –  e Svampi (Svampi è la storica amica talmente rintronata che dire svampita è un gigantesco eufemismo). Il soggetto ovviamente cambia a seconda di chi dei tre sta sotto a un treno. Ogni casuale intruso blocca la conversazione e impedisce in modo spontaneo ma coordinatissimo che certi argomenti vengano affrontati. Come forse avrete capito da alcuni miei precedenti accenni (vedi post “Opera consolatrice” senzachestoaripete), il bisognoso di turno è Master. La cosa bella è che spesso e volentieri questi “caffè letterari” assumono un sapore fra il retrò (non c’entra niente ma lo scrivo perchè fa fico) e il filosofico. Se a questo aggiungete che il coronamento delle conversazioni è il denso fumo proveniente dalla pipa di Svampi…beh! Famo decisamente ride i polli! Se dovesse mai capitare a tutti e tre contemporanemante di essere in periodo nero…la cena finirebbe certamente in un suicidio collettivo alla People’s Temple. Ma di questo, almeno per questa volta, non  dobbiamo preoccuparci in quanto io sono novella sposina e quindi presumibilmente felice. Detto questo, dopo esserci seduti al tavolo rotondo di Svampi (manco fosse una seduta spiritica) e cominciando a polverizzare un fantastico spezzatino con piselli, andiamo subito al dunque. Questa volta Master l’ha fatta grossa: è stato beccato in aria di tradimento e quindi mollato seduta stante dalla fidanzatina ufficiale. Voi direte: Brava! Lei è una grande! Beh! Da donna lo dico anche io, ma da amicadiMaster-perquestavoltamezzouomo, non posso che schierarmi in modo assolutamente politically incorrect (Puà! Berlusconi me fa un baffo) dalla parte del mio fratellone afflitto. Quindi dopo un sonoro “SEIUNCOGLIONE!” (reazione di quando ho appreso la notizia), io, indossati i panni di Mata Hari (da Wikipedia data come: pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle Leeuwarden nata il 7 agosto 1876 e morta il 15 ottobre 1917, è stata una danzatrice e agente segreto olandese, condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la prima guerra mondiale. Passo e chiudo ma capite lo spessore del ruolo), mi  accingo a pianificare in ogni dettaglio, sotto l’egida filosofica di Svampi, la strategia di recupero da qui ai prossimi 5 anni. E’ si perchè Master ha fatto si la cazzata, ma è pure ancora follemente innamorato della fidanzata (ex?!! boh! Diciamo ancora fidanzata, siamo ottimisti noi). Ma perchè gli uomini sono così irrimediabilmente, incessantemente, stupidamente, irrecuperabilmente bambini? Idea del mese: apriamo una scuola di maturità per uomini bambini (si accettano tutti, anche i cinquantenni). Ma poi in fondo, forse nessuno si iscriverebbe: come i tossicodipendenti, loro non conoscono i loro limiti….

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Opera consolatrice…

tradimentoOggi l’Eppifemili ha dovuto affrontare un’emergenza. Chi di voi non ha mai avuto un amico distrutto dal dolore per una delusione, che ti piomba in casa, sbracandosi sul divano ed emettendo gemiti intermittenti a sospiri? Penso tutti. E certamente anche io. Nel qual caso, il soggetto in questione è il mio migliore amico (praticamente un fratello acquisito) che ho sempre avuto il piacere di raccattare col cucchiaino alla fine di ogni disastrata vicenda amorosa; i primi accadimenti, risalgono alla preistoria della nostra adolescenza. Il piccolo dettaglio è che tutto ciò è avvenuto esattamente 48 ore prima del fatidico “si”, proprio a lui, il celebrante! L’altro dettaglio è che una prova-fedi-matrimoniali-con incisa data e tutto il resto, bla, bla, bla, si è trasformata in una seduta psicanalitica vera e propria con annesso  aperitivo a base di spumantino + sbornietta pomeridiana. Il bello è che fortunatamente, le nostre sventure non sono mai coincise e questo ha consentito l’innesco di un meccanismo consolatorio micidiale. In pratica, quando io sto bene, lui no; e quando a lui va tutto alla grande, io sto sotto a un treno. Risultato: avere sempre una spalla forte su cui accasciarsi senza il minimo ritegno né dignità. Questa volta mi pare grave. E’ come se un camion con rimorchio fosse passato a 350 km orari sulla sua schiena. Brutta faccenda che fortunatamente non ha offuscato il suo rinomato e tagliente  humor inglese. Ma è proprio vero che you don’t know what you got till it’s gone? Qualcuno diceva  che la vita non è altro che un brutto quarto d’ora, composto da momenti squisiti. Ma sappiamo davvero renderci conto di quando questi momenti squisiti arrivano? Oppure li percepiamo solo quando sono svaniti, andati, puff! evaporati. Paranoie esistenziali a parte, ho ravanato a fondo, con il famoso cucchiaino, nel cuore dello sventurato e… saranno state le bollicine oppure le cazzate che uscivano a valanga dalle nostre bocche, ci siamo fatti un sacco di risate. Ne deduco che, anche se la situazione rimane quella che è, e ci si vorrebbe gettare dal ponte con la classica pietra gigante attaccata al collo…beh! la vita ti riserva sempre dietro l’angolo una piccola inaspettata sorpresa. Non la pensate anche voi così?

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