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Posts Tagged ‘caldo’

6a00d8357f777769e200e552d862278834-800wiFila al supermercato.

Domenica mattina.

Afa bestiale.

Capelli umidi, sudaticci e pelle appiccicosa.

Una di quelle sensazioni che hai quando sei su una nave  in mezzo all’Oceano Pacifico per dieci giorni di fila.

Peccato però che sono in una Roma rovente a combattere contro il sanpietrino infuocato da un sole impietoso.

Meno male che nel supermercato c’è l’aria condizionata a palla.

Un sollievo.

E’ quasi un’esperienza mistica.

Pensa un po’ come sto messa.

Cerco la lista.

Ovviamente dimenticata a casa.

Mi rassegno e comincio a vagare.

Mi barcameno fra scaffali e aree frigo, cercando di mettere insieme quello che mi serve.

Carico finalmente  il carrello e arranco verso la fila alla cassa.

Dietro di me un signore sulla settanticinquina.

Se vuole può passare avanti. Gli dico sorridente con la gentilezza ed il rispetto dovuti alle persone anziane.

Lui manco mi guarda e mi scavalca.

La signorina della cassa comincia a far passare la sua spesa sul lettore prezzi:

Biiip-latte; biiip-birra (ah! Il signore sbevazza); biip-uova; biip-balsamo (ma se cià tre capelli in testa!); biip-bloccoaquadretti; biip-limoncellodellacostiera (aridaje! Questo è alcolizzato).

Lui improvvisamente  pontifica con voce tonante rivolto alla cassiera:

“Quando te vedo la mattina penso: ammazza quanto sei brutta”.

Mi giro basita verso i due.

Lei, la santa donna che non sarà Sharon Stone in Basic Instinct ma che brutta non è affatto, con tanta, tanta pazienza, se lo guarda impassibile e sputa un altro biiiiip-cetrioli.

Il sensore prezzi  si è istantaneamente trasformato in una pistola lanciafiamme che con veemenza spara biiip-acqua, biiiip-pomodori, biiiiiiiiip-patatinepai.

Ma come mai sei così cattivo questa mattina Alvaro? Dovresti essere contento. Ti fanno pure passare avanti alla fila“, fa lei a lui.

Si. E magari sarebbe gentile se ringraziasse, intervengo piccata:

Lui mi scruta dal basso verso l’alto e replica:

“Alla signorina la ringrazio si. E je do pure un bacio“.

Me lo guardo ormai irrecuperabilmente indispettita, con aria di sfida.

Cerco gli occhi della cassiera, conidividendo uno di quei rari momenti di solidarietà femminile che non si scordano facilmente nella vita.

Poi rispondo decisa:

“No, davvero.

Un grazie sarebbe più che sufficiente.

Biiiiiip!!”.

Lo so. Non avrei dovuto farlo, ma confesso: mi ha dato tanta soddisfazione.

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Svuota chettirisvuota,

cerca chettiricerca,

scova chettiriscova,

mi imbatto in una visione fantastica.

Dietro un mucchio di cianfrusaglie, in fondo all’ultimo pensile della cucina, sotterrata da uno strato di polvere e frustrazione, ecco che ritrovo lei:  la mitica, indimenticabile gelatiera.

La gelatiera è quella macchina con cui la sottoscritta (golosa ai limiti della decenza) si deliziava finchè abitava in questa magione, producendo tonnellate di gelato multigusto per sé e per gli amici di sventura.

La vedo.

La amo.

Fa un caldo pazzesco fuori.

Tiro fuori la veneranda e fedele macchina.

Inserisco la spina e la accendo per vedere se è ancora in vita.

Il suono familiare del suo motore e della pala che gira mi rapisce come una sinfonia di Bach.

Mi abbandono ai ricoldi morbidi e filanti di un gelato estivo appena fatto di qualche anno prima.

Alle cene accaldate dei tempi della mia adolescenza.

Inseguo le mie papille gustative impazzite, manco fossero quelle di Eppi-dog di fronte a una zucchina bollita puzzolente.

Decido.

Abbandono tutto.

Scendo al bar e acquisto il necessario.

Un’ora dopo ero di fronte ad un chilo di gelato filante appena fatto con tutta l’intenzione di mangiarmelo tutto di fronte alla tv.

Eccheccazzo!
Quando ce vo’, ce vo’ !

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