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Posts Tagged ‘trasloco’

boat.sunset.yellow1Che dire?

E’ settembre.

E’ tempo di cambiamenti.

In casa Eppifemili c’è bisogno di una ventata di aria fresca.

Dopo tanti dubbi,

e ripensamenti,

e perplessità,

alla fine mi sono decisa.

Coerente con ciò che abbiamo da poco fatto noi,  questo blog trasloca.

Salpa verso una nuova avventura.

Queste pagine che ormai da mesi sono la succursale di casa mia, puntano dritte verso una  sfida elettrizzante.

E’ stato buffo rileggere rapidamente i post in cui ho raccontato, giorno dopo giorno, la nostra vita quotidiana (mia e di Homo), con i suoi piccoli imprevisti, le gioie e anche le follie.

Ho cercato sempre di descriverla con ironia, perché è il modo che più mi assomiglia.

Spero di esserci riuscita.

Spero che tu che stai leggendo ora, vorrai seguirmi.

Spero che non mi perderai per strada.

Io non lo farò.

Spero che il nuovo anno (che per me da sempre inizia a settembre e non a gennaio) porterà a tutti noi ciò che davvero vogliamo.

Ho portato via con me tutti i vecchi post, ma purtroppo non mi è stato possibile salvare i vostri commenti.

Tuttavia, sono molto felice di anticipare che nella nuova casa ci sono molte belle sorprese.

Per un po’ i due blog coesisteranno.

Ma a breve Eppifemili sarà solo su:

http://eppifemili.blogspot.com


ps: eccheddiocelamandibbona.

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paint_0Credeteci o no.

Scommetteteci o no.

Ma ve lo dico: ormai viviamo quasi in una casa normale.

La novità della settimana è che (tenetevi forte) abbiamo un letto!

Si perchè è vero che avevo fatto l’affarone del secolo dal rigattiere (il Conte di Fersen de Noantri per chi ricorderà) accaparrandomi un fantastico letto vintage, ma è anche vero che al suddetto letto mancava la struttura con le doghe.

Conseguenza: abbiamo dormito per due settimane con i materassi a terra ma insieme ad una meravigliosa spalliera stile Maria Antonietta e un fantastico mal di schiena.

Che stile!

Certo coi materassi sbattuti per terra, tutto sembravo tranne che la regina di Francia. Direi anzi che assomigliavo più che altro a Cenerentola.

Ma prima della zucca trasformata in carrozza.

O, ancor peggio, ero tutta Jessica Fletcher quando si sveglia la mattina a Cabott Cove.

Ma ora abbiamo compiuto grandi passi in avanti: abbiamo acquistato la parte mancante del letto.

Abbiamo spacchettato gran parte degli scatoloni; abbiamo liberato aree sconosciute della casa dove regnava incontrastato il fantastico mondo di Quark; abbiamo concentrato gli ultimi rimasugli di disorganizzazione in un angolo, in modo da non dare troppo nell’occhio.

E per finire, con mia grande soddisfazione abbiamo preso una sofferta e discussa decisione: dipingere o meno l’armadio della camera da letto.

E’ stato deciso per un fantastico “verde relax” che richiamasse il colore della  testiera del letto.

Dopo una tavola rotonda con Homo, mazzetta dei colori e caffé in mano, vado a comprare le vernici della tonalità prescelta.

Non sapevo dell’esistenza di ben 578 tonalità diverse di verde.

Mi apparecchio manco fossi il capo cantiere del nuovo stadio di Hong Kong, preparo i pennelli e studio le istruzioni per la diulizione del composto.

Ho deciso che me ne occuperò io. Solo io. Non voglio interferenze da parte di nessuno poichè “sono esperta”  e queste cose mi danno tanta soddisfazione.

Mi confronto con aria di sfida con l’immensa parete candida.

Michelangelo davanti alla Cappella Sistina era sicuramente meno motivato di me.

Ho con me i miei amici scala, bandana e ventilatore.

Sono armata di buoni propositi e di una determinazione senza precedenti.

Tempo 4 ore, finisco il capolavoro.

Ho i capelli verdi e il viso a pois.

Ma questo non è che un dettaglio.

Mi guardo il mio armadio “nuovo” da lontano.

Lo rimiro. Lo amo.

Suona Master che passa casualmente in zona.

Entra in camera per salutarmi, guarda la mia opera e fa:

“Ah che bello! Avete fatto l’armadio verde pisello!”

Voglio ucciderlo in questo istante ma poi penso che forse è daltonico.

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Svuota chettirisvuota,

cerca chettiricerca,

scova chettiriscova,

mi imbatto in una visione fantastica.

Dietro un mucchio di cianfrusaglie, in fondo all’ultimo pensile della cucina, sotterrata da uno strato di polvere e frustrazione, ecco che ritrovo lei:  la mitica, indimenticabile gelatiera.

La gelatiera è quella macchina con cui la sottoscritta (golosa ai limiti della decenza) si deliziava finchè abitava in questa magione, producendo tonnellate di gelato multigusto per sé e per gli amici di sventura.

La vedo.

La amo.

Fa un caldo pazzesco fuori.

Tiro fuori la veneranda e fedele macchina.

Inserisco la spina e la accendo per vedere se è ancora in vita.

Il suono familiare del suo motore e della pala che gira mi rapisce come una sinfonia di Bach.

Mi abbandono ai ricoldi morbidi e filanti di un gelato estivo appena fatto di qualche anno prima.

Alle cene accaldate dei tempi della mia adolescenza.

Inseguo le mie papille gustative impazzite, manco fossero quelle di Eppi-dog di fronte a una zucchina bollita puzzolente.

Decido.

Abbandono tutto.

Scendo al bar e acquisto il necessario.

Un’ora dopo ero di fronte ad un chilo di gelato filante appena fatto con tutta l’intenzione di mangiarmelo tutto di fronte alla tv.

Eccheccazzo!
Quando ce vo’, ce vo’ !

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Non so se ne uscirò!

Comincio a dubitarne seriamente.

Io che considero il tempo dedicato alla lavatrice tempo perso.

Io che quando cucino solitamente impiego dai 3 ai 4 minuti gettando a casaccio ingredienti nel forno.

Io che non so cosa vuol dire stirare (anzi, a proposito, mi sa che il ferro da stiro manco ce l’ho!).

Io che se non viene Aldonsa per una settimana cado in depressione.

Io, si.

E’ esattamente una settimana che non faccio che rassettare, spacchettare, spostare mobili, trovare posto a cose che sistematicamente non so più in che cassetto ho messo appena 5 minuti dopo avercele messe.

Qualcuno dice che questi momenti nella vita servono.

Secondo me sarebbe molto più utile una vacanza in Polinesia.

ps: voi che ne dite?

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RelocatingI sondaggi dicono:

“il trasloco costituisce uno dei momenti più stressanti della vita di una persona. Secondo  solamente a un grande dolore sentimentale (primo posto) e alla perdita del lavoro (secondo posto)”.

Considerando che la nostra nuova casa in questo momento sta messa più o meno così, ho deciso che da oggi comincio a credere ai sondaggi.

ps: in compenso il miracolo è avvenuto: per vostra sfiga e mia fortuna habemus internet!

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fashionIeri sera, prima di andare a dormire, mi sono ripetuta quello che che mi ripete sempre quella saggia donna di mia madre.

Quello che dice Rossella quando va sotto l’enorme quercia e prende un pugno della terra di Tara.

Con lo stesso sguardo e la stessa convinzione mi sono detta: “Domani è un altro giorno“.

Oggi non me pare proprio.

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yoga_terraHomo è partito.

E’ andato fuori per qualche giorno per lavoro ed ha unito a questo una visita ad un amico che lo ospiterà.

Al nostro “professionista” infatti hanno pensato bene di fissare degli appuntamenti proprio la settimana prima del trasloco.
E’ praticamente un genio.

Del male.

Standing ovation per Homo. Grazie.

La porta si è da poco chiusa.

In casa siamo io ed Eppi-dog.

Ascolto il silenzio per alcuni minuti.

Stranamente regna la pace.

La quiete prima della tempesta, perchè ho deciso che in sua assenza ribalterò la casa per ultimare la preparazione dei pacchi. (Che culo).

Prima però, ho tutta l’intenzione di godermi alcune ore in santa pace e dedicarle a me.

Fare un po’ di yoga.

Respirare.

Per la prima volta dall’inizio del matrimonio, ho il tempo di trastullarmi in questa nuova dimensione parallela: la solitudine.

Assaporo già lo scorrere lento del tempo solitario, immersa in una strana “disorganizzata organizzazione”.

Mentalmente e con calma percorro i miei passi, anticipando ciò che farò nelle prossime ore.

Improvvisamente suona il citofono…

Driiiiin!

“Eppi! Sono mamma! Apri che ti ho portato alcuni scatoloni. Ti do una mano! Dai mettiamoci all’opera!”.

“Ehm! Grazie! Che bello!”

Segue bombardamento pneumatico di chiacchiere, news, varie ed eventuali su Gino, Pino, Marta ettuttilcuccuzzaro.

Manco faccio in tempo a riprendere fiato che…

Driiiiiiin!

“Eppi, sono zio Ugo. Pensavo che forse ti serviva una mano con i pacchi.  Apri che ti aiuto!”

E io che pensavo di stare un po’ da sola con la mia disorganizzazione.

Eppi cara, facciamo un bel caffè?! Hai magari pure due biscottini?”.

Ma non dovevate aiutarmi? Qui tra un po’ mi tocca pure mettere mano ai fornelli e tirar fuori un chilo di carbonara.

Dopo un’ora il primo dei pacchi giace ancora vuoto sul pavimento.

Il tempo scorre inesorabile e il pomeriggio ha preso più la piega del becero pettegolezzo che quella della produttività.

Penso appunto di cacciare tutti di casa, quando:

Driiiiin!

“Eppi, sono Master. Ho scotch, scatoloni e pennarelli. Apri che ti aiuto a fare i pacchi?”

Se me lo dicevate prima, invece del trasloco facevo una festa.

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VisualPackingIeri ho cominciato a fare i pacchi del trasloco.

E’ incredibile come, anche solo in un anno di vita (tanto è che siamo in questa casa), si siano accumulate cose, ricordi e storie completamente alla rinfusa.

Sarà un segno?

Decido di cominciare dal mobile più antipatico da svuotare: il cassettone del soggiorno (antico pezzo di famiglia di Homo, ovvero il ricettacolo dove ogni schifezza che circola per casa va a finire in una situazione di assoluta promisquità).

Bene. Proseguiamo.

Con lo spirito di Indiana Jones che esplora il Tempio Maledetto, mi accingo a dare inizio all’impresa.

Nei suddetti cassetti  reperisco nell’ordine:

– N.2 micro calze della befana nere piene di sabbia (!) regalataci dalla mia mamma in ricordo degli infantili tempi che furono. Ovvero come traumatizzare eventualmente un poppante con una calza modello “Tim Burton”.

– N.2 tessere elettorali mia e di Homo: cercate invano per ore rivoltando casa qualche settimana fa.  Dopo che, sotto un caldo torrido, ci siamo attraversati Roma per farle rifare, con naturalezza estrema, le impavide, riemergono. Stronzissime!

-N.1  pallina blu di eppi-dog: lei, quella storica. La pallina smangiucchiata che ha ormai una puzza tra il pesce marcio e le superga dell’85, ma senza la quale il suddetto cane non puo’ assolutamente sopravvivere.

– N.1 foto di me sedicenne con nientepopodimenoché Morten Harket, storico cantante degli A-ah: che riemergesse il mio passato adolescenziale da groopie…beh! questo proprio era imprevedibile. (Per la cronaca: devo dire che a distanza di 20 anni il tipo nonstamessonientemale, buttate uno sguardo su google che vi rifate gli occhi, tanto per iniziare bene la giornata).

– numerosi altri premi e cotillon che non sto qui ad elencare per non tediarvi di prima mattina. Ma poi, che accidenti saranno mai ‘sti cotillon?!

Ora mi domando: adesso che tutte queste cose sono state lanciate alla rinfusa in due scatoloni….che etichetta dovrei mettere secondo voi per capire, da qui a un mese, che cavolo c’è lì dentro??!!

Come le vedo lontane ‘ste vacanze.

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notsozenheaderTanto per fare un riassuntino, mi sono appena resa conto che io e Homo negli ultimi 12 mesi non abbiamo condotto quella che si può definire una vita monotona.

In ordine cronologico, siamo stati infatti protagonisti delle seguenti tragicomiche vicende:

1. Abbiamo preso una nuova casa: botta di culo micidiale, è stata buona la prima.

2. Ci siamo sposati: all’urlo di olavaolaspacca!

3. Homo ha lasciato il lavoro: scelta sofferta e coraggiosa che speriamo rechi frutti copiosi.

4. Ne ha iniziato uno completamente diverso: il genius mi si dedica ora alla fotografia. Leggi: come vivere con un teleobiettivo puntato addosso h.24 alla facciaccia delle occhiaie tipo “sposa cadavere” impietosamente registrate e documentate con frequenaza quotidiana.

5. Abbiamo percorso 10.000 km con la nostra Eppi-car: tra viaggi di lavoro e di piacere – come dice Master – non ci siamo mai fatti mancare niente. E non cominceremo certo ora.

6. abbiamo soccorso due amici in serio squilibrio emotivo. Master di cui sopra + amica del cuore di Homo che hanno incarnato in noi – pensa come stanno messi poveracci ! – il punto di riferimento emotivo in fatto di sfortunate vicende amorose; manco a dirlo abbiamo risolto brillantemente entrambi le questioni con un mix micidiale: vagonate di umorismo ed ettolitri di vino.

7. E per finire, il colpo di scena del nuovo trasloco. I quotidiani titolano: “Non paghi dei cambiamenti che hanno sconvolto le loro vite, le due anime in pena – cioè noi – si accingono a cambiare locasciòn e ad insediarsi in un nuovo quartiere”. Ma questo argomento verrà debitamente approfondito a tempo debito in altra sede.

Beh! Diciamo che se è vero che senza cambiamento non c’è vita, noi siamo decisamente vivissimi.

Pure troppo.


ps: e voi? come state messi?

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trasloco1Si prevede un insistente caldo torrido durante il prossimo mese, alternato a svariate attività cumuliformi. Il mese sarà caratterizzato da un lungo periodo di elevata instabilità emotiva con sporadici addensamenti sul versante umorale.

Il tutto in coincidenza astro-metereologica con l’imminente trasloco di Eppifemili. Tuttapposto.

Signori, è ufficiale.

Il 3 luglio (salvo contrordini)  alziamo i tacchi.
E come potete immaginare, io li alzo di nome e di fatto.

Già ci vedo, le prossime settimane, a fare pacchetti, madidi di sudore con la fronte imperlata in pieno pomeriggio equatoriale.

Che simpatia!

Sarà favoloso poi spacchettare tutto nella nuova casa, sistemare, rassettare.

Sarà indimenticabile cambiare nuovamente tutte le bollette, i permessi per le auto, il supermercato.

Sarà irripetibile far trotterellare i mobili per casa nella speranza di trovare una sistemazione decente.

Sarà esilarante inoltre girare tutta Roma per cercare uno straccio di letto degno di tale nome che venga recapitato prima del 2015.

Ma soprattutto sarà da raccontare ai nipoti il fatto che avremo la linea telefonica e adsl quando ormai l’unico mezzo di comunicazione utilizzato sarà il telepensiero.

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overloaded-carMi è sempre piaciuta un frase che Benazir Bhutto disse un giorno: “Una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite”. Questo concetto è una costante della mia vita: per quanto io mi impegni a regolarizzare, normalizzare, sistemare, apparecchiare le vicende che mi vedono protagonista, succede sempre per un motivo o per un altro, il fantastico imprevisto che turns everything uspside down. Tiè! Pappappero!

E dunque, avendo Homo fatto di me una donna rispettabile (convolando a nozze) e avendo fatto di Eppi-dog finalmente una figlia non più illeggittima, avendo noi messo radici in una simpatica dimora con giardino che pare la casa degli Hobbit…secondo voi, o meglio, secondo me (anche) poteva per caso, tante volte, dice che… rimanere tutto così per almeno 30 scazzosissimi secondi??!! (secondo più secondo meno)

Minuto di suspance…Eccertochennò! (diciamo noi di Eppifemili in coro).

Inaspettatamente, a causa di congiunzioni astrali avverse che manco vi sto a spiegare (almeno per ora ma prima o poi un post sulla questione ve lo beccate zitti e mosca) e di uno stramaledettissimo Saturno incazzato, si  paventa infatti l’ipotesi (non ancora accertata ma plausibile abbastanza da materializzare sulla testa mia, di Homo e di Eppi un gigantesco, enorme, mega puntointerrogativo) di un simpatico, allegro e affaaaattoooo impegnativo traslochino. Così, en passant. Tutto ciò, dopo appena 9 mesi di permanenza nell’attuale magione. Questo implica che noi, armibagaglieburattini, ritorniamo alle origini, e per la 250 volta cambiamo la nostra residenza. Benissimo. Ora io dico, va bene che le navi non sono costruite per stare in porto. Occhei. Però, accidenti, ogni tanto se dovranno pure fermà, o no?!?!

ps: voi storie di traslochi niente?

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