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QUESTO BLOG HA TRASLOCATO

SBRIGATI !  VIENI NELLA NUOVA CASA:


http://eppifemili.blogspot.com


Ci vediamo lì !

ps: chiunque volesse fare la gentilezza di cambiare il link nel blogroll o altrove, sia benedetto.

COMING SOON ON EPPIFEMILI

Dopo “The Honest Scrap Award”,

Dopo “Le 7 cose che non si sanno di te”,

Dopo “Le 134 Cose che Vorresti Fare Mentre ti Tagli le Unghie dei Piedi”,

FINALMENTE IN ESCLUSIVA

ARRIVERA’ A BREVE SU EPPIFEMILI NIENTEPOPODIMENOCHE’…

IL TEFPOW !!!!

Eppifemili
Grafica con effetti glitter di Myspace

SCUSATE SE E’ POCO.

in-fila

Travolta da un’insana quanto mai insolita vena di masochismo post estivo, decido questa mattina di recarmi a sbrigare alcune faccenduole extra lavorative e non.

Molto bene. Veri gud.

Ho in programma una selezionatissima lista di simpatiche “rotture di coglioni” che da tempo accumulo, cercando diligentemente di ignorare.
Vado ad elencare:

– prima cosa la mattina: appuntamento in cantiere con operai per impostare un nuovo lavoro.

E lì ciò avuto una gran botta di chiulo poiché il cantiere si trova esattamente nel palazzo accanto al mio. Si. Lo so. Mi faccio schifo da sola. Grazie.

– seconda cosa la mattina: reperire informazioni presso la palestra comunale vicino casa. Unico esempio di ciò che di più simile ad una palestra si possa trovare nel raggio di 30 chilometri dal mio nuovo appartamento. Ovviamente, essendo comunale, bisogna andare la mattina presto per prendere il numerino.

– terza cosa la mattina: avventurarmi nella notoria giungla tropicale (che raccoglie esempi di fauna sconosciuta ai più) che è l’Ufficio Anagrafe Centrale di Roma – Primo Municipio.

Se non ci siete mai stati:

primo – non vi lamentate mai più di fare file in un qualsiasi ufficio di un qualsiasi luogo appartenente al nostro sistema stellare.

secondo – siete dei dilettanti delle code e probabilmente avete avuto un’infanzia infelice. Vergognatevi.

terzo – non potete capire. Smettete di leggere qui.

Missione: cambio di residenza (e qui aggiungerei questa musica di sottofondo).

– quarta cosa la mattina: già che ormai ho il cilicio in mano per iniziare ad autoflagellarmi, mentre faccio la fila per il cambio di residenza, penso bene di approfittare e richiedere la nuova carta di identità che ho smarrito ormai da decenni.

Ok.

La prima cosa la sbrigo in fretta. Alle 8 in punto devo vedere il mio fido collaboratore che ormai dopo anni di esperienza capisce tutto al volo. Cioè capisce che non ciò voglia di fare un cavolo e che le rogne le passo tutte a lui.

Tutto chiaro?!

La seconda cosa comincia ad insinuare nella mia mattinata un sospetto di complicazione.
Arrivo bel bella verso le 9:10.
Penso chiaramente di essere una gran figa (nonchè oltremodo scaltra) perchè sto lì prima dell’apertura della segreteria che avverrà dopo venti minuti.

Senzaltro.

Trovo una fila di assatanati di ogni età e provenienti da ogni dove, che mi si allinea di fronte allo sportello, mi gira intorno alla colonna, mi scende le scale, mi esce dal palazzo, mi svolta l’isolato, mi attraversa la piazza, mi incrocia un tronco d’albero.

Sono nascosta quindi mi metto a piangere.

Dopo signora settantenne che doveva iscrivere figlia, nipoti, sorella e tutto il cucuzzaro;
dopo manager in giacca e cravatta incazzato che è lì per il figlio lanciando accidenti alla moglie che gli ha passato la pratica;
dopo casalinga cicciotta che si iscrive ad ogni possibile attività motoria perchè quest’anno ha deciso che ‘sti chili di troppo li butta giù di sicuro;
arrivo io.
E’ il mio turno finalmente! Tocca a me!

E lì, dietro al tronco mi posiziono io.

Salve, vorrei fare un’iscrizione. Stavo leggendo la brochure e vedo che c’è un pacchetto mensile per una serie di attività”.

“Si, signora. Può scegliere fra Pilates, Total Gym, Tiji-quan, spinning, oppure total body. Ne può selezionare due. Quale preferisce?”

“Ma come? Si deve scegliere?! Non posso iscrivermi in generale e poi fare ciò che capita?”

No signora. Deve scegliere. Quale preferisce?”

Panico assoluto.

Vuoto pneumatico nella mente.

Cazzo a questa domanda non ero affatto preparata.

Penso: invece di piangere dovevo ripassare.

“Ehm! Scusi signora”, prendo tempo come durante le interrogazioni a scuola.

“Dunque, sarei interessata a pilates e Tiji-quan”, rispondo. Tié !

“No. Guardi. Pilates e Taiji-quan non fanno parte dello stesso pacchetto.

Se Fa Pilates può fare Total Gym oppure Total Body.

Se sceglie Taiji-quan può abbinarci total body oppure spinning

Poi, se per caso invece preferisce, c’è la novità di quest’anno che è il Corpo Libero Esteso al quale può abbinare Total Gym oppure Taiji-quan. Ma solo a  giorni alterni”.

Io pallida.

“Ehm! Guardi, magari…alllora…ci penso un attimo su e torno domani”.

Mi sento di aver preso un bel 4 all’interrogazione. Sono umiliata.

“Magari oggi potrei giusto iscrivere mio marito a nuoto?”

“Si certo. Che orario?” Che fa la stronza? Provoca? Vuole mettermi in difficoltà.

Ma questa la so e con sguardo provocatorio rilancio tronfia:

“Il martedi e il giovedi alle 10:00. Segni. Segni pure”. ribatto soddisfatta soffiandomi sulle unghie e strofinandole sul bavero della giacca.

“Bene. Mi dia il certificato medico”.

_…_

“Certificato medico?! Ma non posso intanto iscriverlo e pagare; così conservo il posto. Prima dell’inizio dei corsi porterò il certificato”.

“No signora. Non posso procedere. Deve tornare con il certificato medico e solo allora potrò iscrivere suo marito.Sempre se ci saranno ancora posti disponibili”.

Colpita e affondata.

…to be continued…

6a00d8357f777769e200e552d862278834-800wiFila al supermercato.

Domenica mattina.

Afa bestiale.

Capelli umidi, sudaticci e pelle appiccicosa.

Una di quelle sensazioni che hai quando sei su una nave  in mezzo all’Oceano Pacifico per dieci giorni di fila.

Peccato però che sono in una Roma rovente a combattere contro il sanpietrino infuocato da un sole impietoso.

Meno male che nel supermercato c’è l’aria condizionata a palla.

Un sollievo.

E’ quasi un’esperienza mistica.

Pensa un po’ come sto messa.

Cerco la lista.

Ovviamente dimenticata a casa.

Mi rassegno e comincio a vagare.

Mi barcameno fra scaffali e aree frigo, cercando di mettere insieme quello che mi serve.

Carico finalmente  il carrello e arranco verso la fila alla cassa.

Dietro di me un signore sulla settanticinquina.

Se vuole può passare avanti. Gli dico sorridente con la gentilezza ed il rispetto dovuti alle persone anziane.

Lui manco mi guarda e mi scavalca.

La signorina della cassa comincia a far passare la sua spesa sul lettore prezzi:

Biiip-latte; biiip-birra (ah! Il signore sbevazza); biip-uova; biip-balsamo (ma se cià tre capelli in testa!); biip-bloccoaquadretti; biip-limoncellodellacostiera (aridaje! Questo è alcolizzato).

Lui improvvisamente  pontifica con voce tonante rivolto alla cassiera:

“Quando te vedo la mattina penso: ammazza quanto sei brutta”.

Mi giro basita verso i due.

Lei, la santa donna che non sarà Sharon Stone in Basic Instinct ma che brutta non è affatto, con tanta, tanta pazienza, se lo guarda impassibile e sputa un altro biiiiip-cetrioli.

Il sensore prezzi  si è istantaneamente trasformato in una pistola lanciafiamme che con veemenza spara biiip-acqua, biiiip-pomodori, biiiiiiiiip-patatinepai.

Ma come mai sei così cattivo questa mattina Alvaro? Dovresti essere contento. Ti fanno pure passare avanti alla fila“, fa lei a lui.

Si. E magari sarebbe gentile se ringraziasse, intervengo piccata:

Lui mi scruta dal basso verso l’alto e replica:

“Alla signorina la ringrazio si. E je do pure un bacio“.

Me lo guardo ormai irrecuperabilmente indispettita, con aria di sfida.

Cerco gli occhi della cassiera, conidividendo uno di quei rari momenti di solidarietà femminile che non si scordano facilmente nella vita.

Poi rispondo decisa:

“No, davvero.

Un grazie sarebbe più che sufficiente.

Biiiiiip!!”.

Lo so. Non avrei dovuto farlo, ma confesso: mi ha dato tanta soddisfazione.

June_PinUpQuando la Aldonsa è in vacanza succedono un sacco di cose strane in questa casa.

Quando la Aldonsa è in vacanza, si creano delle montagne sparse di oggetti non identificati negli angoli più remoti dell’appartamento: ognuno di noi si guarda bene dal ravanarci dentro (Eppidog esclusa, poiché gli odori la attizzano parecchio), per timore di trovare esempi di evoluzione della specie animale che manco Piero Angela saprebbe catalogare.

Quando la Aldonsa è in vacanza, dalle finestre si vedono palazzi sempre più offuscati: da quando è partita, credo che Roma (per la tristezza) sia stata immersa in un sottile e costante strato di foschia. Tuttavia recentemente mi è sorto il dubbio che io debba pulire i vetri.

Quando la Aldonsa è in vacanza, gli indumenti residenti nell’armadio hanno le fattezze di fogli accartocciati: la conseguenza è che vedo Homo girare per e fuori casa, con outfits degni del premio oscar per i costumi, che prevedono l’accostamento del giallo al viola con l’aggiunta di un sospetto di verdino anni ’70; il tutto talmente ingrinzito che pare che l’hanno passato al tritarifiuti. Benissimo.

Da quando la Aldonsa è in vacanza, caso strano, la biancheria si è depressa: ha stranamente acquisito un colore grigetto con punte di rosato. Ho provato a parlarci, ma niente.

Da quando la Aldonsa è in vacanza organizzare cene per gli amici è diventato faticosissimo: nonostante l’ingresso in questa nuova casa di nientepopodimeno che….LA LAVASTOVIGLIE (standing ovation please), il rassettare dopo il terzo bicchiere di vino, mi crea simpatiche sorprese il giorno seguente, non ultima quella di trovare una scarpa nel frigorifero.

Ho capito che, finchè la Aldonsa è in vacanza,

mi sa che è meglio che io diventi la Aldonsa.

Cambio rotta

boat.sunset.yellow1Che dire?

E’ settembre.

E’ tempo di cambiamenti.

In casa Eppifemili c’è bisogno di una ventata di aria fresca.

Dopo tanti dubbi,

e ripensamenti,

e perplessità,

alla fine mi sono decisa.

Coerente con ciò che abbiamo da poco fatto noi,  questo blog trasloca.

Salpa verso una nuova avventura.

Queste pagine che ormai da mesi sono la succursale di casa mia, puntano dritte verso una  sfida elettrizzante.

E’ stato buffo rileggere rapidamente i post in cui ho raccontato, giorno dopo giorno, la nostra vita quotidiana (mia e di Homo), con i suoi piccoli imprevisti, le gioie e anche le follie.

Ho cercato sempre di descriverla con ironia, perché è il modo che più mi assomiglia.

Spero di esserci riuscita.

Spero che tu che stai leggendo ora, vorrai seguirmi.

Spero che non mi perderai per strada.

Io non lo farò.

Spero che il nuovo anno (che per me da sempre inizia a settembre e non a gennaio) porterà a tutti noi ciò che davvero vogliamo.

Ho portato via con me tutti i vecchi post, ma purtroppo non mi è stato possibile salvare i vostri commenti.

Tuttavia, sono molto felice di anticipare che nella nuova casa ci sono molte belle sorprese.

Per un po’ i due blog coesisteranno.

Ma a breve Eppifemili sarà solo su:

http://eppifemili.blogspot.com


ps: eccheddiocelamandibbona.

Il ritorno di S.

1beach-girl_

Vi ricordate per caso di S., l’ amica di cui ho ripetutamente parlato QUI ?

Quella che, essendo single, è una divoratrice assatanata di mondanità ed appuntamenti?

Beh! Magari a voi non interesserà, ma fatto sta che S. è appena tornata dalle vacanze.

S. è andata in Grecia.

Su un’isola fantastica che chiameremo Oskiolampapopulus.

S. si è divertita un sacco a Oskiolampapopulus e, durante la prima telefonata di aggiornamento, mi ha descritto a grandi linee l’andamento delle sue ferie appena concluse.

“Ciao Eppi, tesoro! Come stai?”

“Bene grazie. E tu cara? Quando sei tornata?”

Da un paio di giorni. Sono stata in Gracia, a Oskiolampapopulus. Cioà… non puoi capire. Un posto intergalattico.

Un mare dapaura. Eppoi una vita molto soft.

Cioà, davvero.

Con le mie amiche abbiamo passato fantassici giorni di relax, in una

locasciòn mooooolto cuul.

Questa volta gniante nait cleb. Gniante vita mondana.

Sono stata veramente alla grande”. A quel punto sono tentata di chiederle le prove inconfutabili, perchè mica ci credo tanto.

“Ne sono felice”. Magari per una volta si è redenta.

“Si. Guarda. Ho capito un sacco di cose”. E lì comincio seriamente a tremare.

Abbiamo fatto davvero una vita semplice, lontano da questa società moderna del cavolo. Oddio, che fa?! Me la butta sul sociale?!

“Al giorno d’oggi siamo abbituati a ‘sto consumismo, ‘na cifra di condizionamenti. Lì invece gniante: mare, sole, riposo”. Prosegue convinta, manco fosse andata in Papua Nuova Guinea.

E comunque per la cronaca, si. L’ha buttata sul sociale.

“A davvero?”, incalzo io basita.

“Si guarda. Tiggiuro! An certo punto ho detto allamiche mie:

Oh! Lasciatemi qui.

In fondo, i vestiti ce li ho per un anno;

le scarpe pure;

i costumi mi bastano per due anni.

Stoappostocosì. Sto”.

Mi rendo conto che, a quel punto, di fronte al problema del luk,  la questione sociale  non poteva che andare decisamente a farsi fottere.